Su OK!Mugello il contributo di un 19enne di Borgo San Lorenzo, Tommaso Paladini Trainotti, che analizza (naturalmente a suo modo e con il suo punto di vista) gli ultimi sviluppi di politica economica nazionale. Volentieri gli diamo spazio:
Venerdì 28 Settembre, il ministro dell’economia Giovanni Tria, sulle molte pressioni di Conte e Di Maio per finanziare la manovra del popolo, ha accettato di inserire nel Def un aumento del rapporto deficitpil fino al 2,4%, nonostante l’Ue si fosse già raccomandata di ridurlo dello 0,1% (sarebbe arrivato a 1,6%).
Il problema più grande della manovra del popolo è il costo, che viene stimato attorno ai 33,5 miliardi; lo stato tuttavia non può permettersi di pagare questa cifra perciò in qualche modo dovrà trovare dei fondi, che sicuramente non saranno un aumento delle tasse, poiché sarebbe in opposizione con la stessa manovra, e quindi non restano che due soluzioni: l’aumento del debito (che corrisponde all’aumento del rapporto deficit) o dei tagli al welfare (sanità, istruzione, cultura, ambiente, sussidi e pensioni). In ogni caso è molto improbabile che lo stato riesca a finanziare le spese percorrendo solamente una di queste due vie, l’ipotesi più probabile è che vengano fatti dei tagli al welfare in contemporanea con un aumento del debito pubblico, anche perché dalle stime fatte l’aumento del deficit coprirebbe solamente 27,2 miliardi.
Ovviamente, nel merito dell’Italia, aumentare il debito pubblico non sarebbe la scelta più saggia, non perché sono soldi che dovremmo restituire, ma perché questa manovra, in un mondo in cui i mercati sono diventati internazionali, non genererebbe un’inflazione tale da far aumentare il pil, anzi, ci renderebbe solamente più deboli economicamente, e ne abbiamo già visto un assaggio, lo spread è salito a quota 200 inoltre sono anche aumentati i tassi di interesse dei BTP, senza contare il fatto che andremo contro le normative dell’Unione Europea.
Sulla stessa onda si trova il piano di fare dei tagli al welfare, tagli che in Italia sarebbero gravissimi, dato che gli investimenti sono già bassi, ne è un esempio l’istruzione, un campo in cui siamo i terzultimi investitori in Europa con il 4% del pil quando la spesa media è del 4,9%. E se consideriamo che per coprire la manovra del popolo servirà un taglio di 6,3 miliardi, appare quindi, dati alla mano, che non sarà una scelta tra le più felici.
Alla fine però, anche se il futuro si presenta disastroso a causa di alcune scelte ‘sciocche’ di questo governo, non è detto che la situazione precipiti, innanzitutto perché non sappiamo come a Palazzo Chigi verrà gestita la situazione economica in seguito alla manovra, inoltre perché l’Unione Europea potrebbe ancora ‘costringere’ il premier Conte a ritirarla. Tommaso Paladini Trainotti












