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Il Pantheon di Cuba: Martí, Fidel e la memoria di una nazione – Parte 1

Dalla culla dell'indipendenza al grande mausoleo dell'Apostolo: un viaggio nella memoria storica dell'isola in due puntate.

L’autrice Yuleisy Cruz Lezcano ci regala un viaggio intimo e profondo nella storia e nella memoria di Cuba, attraverso i luoghi simbolo della sua identità nazionale. Il lungo ed emozionante contributo è stato suddiviso in due puntate che pubblicheremo su OKMugello: in questa prima parte esploreremo le origini del Cementerio de Santa Ifigenia a Santiago de Cuba e la maestosa architettura del mausoleo dedicato all’Apostolo dell’indipendenza, José Martí.

Testo della Prima Parte:

(Di Yuleisy Cruz Lezcano)

A Santiago de Cuba ci sono luoghi nei quali la storia sembra avere scelto di fermarsi e il Cementerio de Santa Ifigenia è uno di questi. Tra palme reali, viali di marmo, angeli, statue, mausolei e alberi nei quali il canto degli uccelli interrompe il silenzio, la necropoli raccoglie alcune delle figure più importanti della storia cubana. Qui riposano Carlos Manuel de Céspedes, il Padre della Patria, Mariana Grajales, madre dei fratelli Maceo, Frank País e numerosi protagonisti delle guerre d’indipendenza e della Rivoluzione. Qui, uno vicino all’altro, si trovano anche i luoghi funerari di José Martí e Fidel Castro.

Santa Ifigenia fu inaugurato nel 1868, in un momento particolarmente significativo per la storia dell’isola. Nello stesso anno sarebbe iniziata la Guerra dei Dieci Anni, la prima grande guerra d’indipendenza cubana. Il nuovo camposanto sostituì il precedente cimitero di Santa Ana e nacque anche in risposta alle esigenze sanitarie di una città in crescita. Nel corso del tempo si trasformò in una delle più importanti necropoli monumentali di Cuba, conservando nelle sue architetture la successione delle epoche e dei gusti: il neoclassicismo, l’eclettismo, l’Art Déco e le forme del moderno monumentale.

È proprio questa stratificazione a rendere Santa Ifigenia qualcosa di più di un cimitero. È un museo all’aperto della memoria cubana, nel quale la morte individuale si intreccia con la storia nazionale. Ogni monumento racconta una parte dell’isola e, tra tutti, il mausoleo dedicato a José Martí occupa un posto particolare per la sua forza architettonica e simbolica.

José Martí morì il 19 maggio 1895 a Dos Ríos, durante la guerra d’indipendenza. I suoi resti furono sottoposti, negli anni successivi, a diversi trasferimenti prima di raggiungere la loro sede definitiva. Nel 1895 furono collocati nel Cementerio de Santa Ifigenia; nel 1907 vennero trasferiti in un tempietto, nel 1947 nel Retablo de los Héroes e infine, nel 1951, nel grande mausoleo costruito appositamente per accoglierli.

L’idea di realizzare una tomba degna dell’Apostolo maturò nella società cubana nel corso degli anni Quaranta. Nacque il movimento «Por una tumba digna del Apóstol Martí», sostenuto dalla società santiaguera. Nel 1945 il Senato della Repubblica approvò una legge destinata alla costruzione del monumento e venne costituito un patronato incaricato di portare avanti il progetto. Nel 1946 fu indetto un concorso architettonico al quale parteciparono numerosi progettisti. A vincere fu il progetto dell’architetto Jaime Benavent, realizzato insieme allo scultore Mario Santí, maestro dell’Accademia di San Alejandro.

La costruzione cominciò nel 1947 e terminò nel 1951. La realizzazione del mausoleo non fu soltanto un’iniziativa istituzionale, ma fu sostenuta anche da una raccolta pubblica, attraverso la quale la società cubana contribuì alla costruzione della tomba dell’uomo considerato l’Apostolo dell’indipendenza. Il monumento venne inaugurato il 30 giugno 1951.

Mausoleo dedicato all'eroe nazionale José Martí

Mausoleo dedicato all’eroe nazionale José Martí.

Il mausoleo si distingue immediatamente dal resto della necropoli. La sua architettura è geometrica, monumentale e rigorosamente organizzata. Il corpo principale presenta una pianta esagonale e raggiunge circa 24-26 metri di altezza. Le forme nette, la verticalità e la combinazione tra architettura e scultura lo collocano nell’ambito del Monumental Moderno e dell’Art Déco monumentale che caratterizzò una parte dell’architettura cubana della prima metà del Novecento.

Ma la forza del monumento non risiede soltanto nella sua altezza o nella sua forma. Il progetto è stato concepito come un percorso verso la memoria di Martí. Una grande strada pedonale in marmo conduce al sepolcro ed è accompagnata da 28 monoliti. Essi ricordano i luoghi e gli accampamenti attraversati da Martí durante la sua ultima campagna militare del 1895, prima della morte a Dos Ríos. Le iscrizioni trasformano il cammino in una narrazione di pietra: il visitatore non arriva semplicemente davanti alla tomba, ma percorre simbolicamente l’ultimo viaggio dell’Apostolo.

La struttura principale è accompagnata da sei grandi figure femminili, collocate come elementi architettonici e allo stesso tempo allegorici. Sono le sei cariàtidi che rappresentano le province nelle quali Cuba era divisa all’epoca della costruzione del monumento: Pinar del Río, La Habana, Matanzas, Las Villas, Camagüey e Oriente.

Le figure femminili non hanno una funzione puramente decorativa, sono concepite come rappresentazioni simboliche delle province che sostengono il monumento dedicato a Martí. L’intera nazione sembra così prendere forma humana e sorreggere la memoria dell’Apostolo. Gli attributi che accompagnano le figure richiamano la storia e la cultura delle diverse province. La cariàtide associata a Matanzas, per esempio, presenta una lira e una pergamena, elementi che alludono alla sua tradizione culturale e artistica, mentre nel programma simbolico compare anche il riferimento al castello di San Severino.

Gli scudi provinciali completano questo linguaggio iconografico. L’architettura del mausoleo diventa quindi una rappresentazione di Cuba attraverso la sua geografia, la sua storia e le sue identità territoriali. Le sei donne sono quasi sei figure della patria, riunite intorno alla tomba dell’uomo che aveva fatto dell’indipendenza cubana il centro della propria vita.

Mausoleo José Martí , Santiago de Cuba

Tomba di José Martí.

All’esterno prevalgono la monumentalità, la verticalità e la geometria. All’interno, invece, l’atmosfera cambia. Lo spazio è più raccolto e la luce assume un ruolo fondamentale. Qui l’architettura sembra avvicinarsi alla poesia di Martí.

Al centro si trova il sepolcro che custodisce i suoi resti. L’urna funeraria è ricoperta dalla bandiera cubana ed è collocata su una base a forma di stella. Sopra il luogo della sepoltura, un sistema di aperture e lucernari permette alla luce naturale di penetrare all’interno del mausoleo. Il sole raggiunge così quotidianamente il luogo nel quale Martí riposa. Questa scelta architettonica è stata associata all’immagine martiana del morire rivolto verso il sole e trasforma la luce in un elemento simbolico. Non è più soltanto una fonte di illuminazione: diventa un’immagine della verità, della libertà e della dignità.

La luce entra dall’alto e scende verso il sepolcro, creando un rapporto diretto tra cielo e tomba. È uno degli aspetti più poetici dell’intero complesso, perché la natura stessa sembra partecipare alla memoria dell’uomo che vi è sepolto.

Intorno alla zona funeraria sono presenti riferimenti alle altre nazioni dell’America, a sottolineare la dimensione continentale del pensiero martiano. Martí non aveva concepito la libertà di Cuba come un fatto isolato: nella sua visione politica e culturale, l’indipendenza dell’isola apparteneva a un’idea più ampia di libertà americana.

Alle spalle del sepolcro si impone anche lo scudo nazionale cubano, mentre la bandiera accompagna direttamente i resti dell’Apostolo. Il visitatore si trova quindi davanti a un insieme nel quale patria, storia, poesia e natura sono riunite in un’unica composizione.

Nel cielo sopra il mausoleo può apparire l’aura tiñosa, l’avvoltoio che fa parte del paesaggio naturale cubano. Il suo volo crea un contrasto particolare con la monumentalità del luogo. L’uccello che si nutre dei resti attraversa il cielo sopra le tombe, mentre la pietra conserva la memoria degli uomini. È un’immagine semplice della continuità della natura, che procede oltre la morte e oltre le intenzioni degli uomini.

Cemeterio cuba

Anche la presenza degli uccelli, delle tortore, delle palme reali e del vento contribuisce all’atmosfera del cimitero. Santa Ifigenia non è uno spazio completamente separato dalla vita. Il silenzio è continuamente attraversato da suoni, movimenti e colori. La natura entra tra le tombe e rende il paesaggio funerario meno immobile di quanto potrebbe apparire. Davanti alla tomba di Martí, però, la natura non cancella la memoria. Al contrario, sembra accompagnarla.

Martí non è rimasto nella coscienza cubana soltanto come protagonista della guerra d’indipendenza. La sua presenza è arrivata alle generazioni attraverso la letteratura, soprattutto attraverso La Edad de Oro, una delle opere con cui molti bambini cubani hanno incontrato per la prima volta il suo pensiero.

Nei suoi testi Martí parlava ai bambini senza considerarli semplicemente degli adulti in miniatura. Riconosceva nell’infanzia una personalità già capace di pensiero, sensibilità e responsabilità. Per lui l’educazione doveva contribuire a formare persone libere, capaci di comprendere il mondo e di assumersi una responsabilità nei suoi confronti.

È questo legame tra educazione, poesia e vita che rende Martí una figura ancora presente nella memoria quotidiana dei cubani. Le sue parole sono state imparate a scuola, recitate, ricordate e trasmesse da una generazione all’altra.

La rosa bianca è forse il simbolo più conosciuto di questa eredità poetica. Nei Versos Sencillos, Martí scrive:

«Coltivo una rosa bianca,
a giugno come a gennaio,
per l’amico sincero,
che mi tende la sua mano franca.»

E la rosa viene offerta anche a chi gli strappa il cuore, perché alla crudeltà non deve necessariamente rispondere altra crudeltà.

La semplicità di quei versi ha contribuito a trasformare la rosa bianca in uno dei simboli più riconoscibili di Martí. Davanti alla sua tomba, il significato della poesia sembra assumere una forma concreta. I fiori deposti dai visitatori, la bandiera, la stella, il marmo e la luce del sole costruiscono un dialogo tra la parola poetica e lo spazio funerario.

Martí aveva unito nella propria vita la scrittura e l’azione, la cultura e la responsabilità, la poesia e la politica. Il mausoleo cerca di tradurre proprio questa complessità in architettura. Non è soltanto un luogo nel quale conservare dei resti: è uno spazio costruito affinché la memoria continui a essere letta. Santa Ifigenia, però, non appartiene soltanto alla memoria di Martí.

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