Mugello

Il Mugello patria delle sagre…

Successo per la sagra della Fortis

Da uno dei nostri lettori riceviamo e pubblichiamo questa lettera firmata. Che riapre una tematica sentita e discussa: quella delle sagre e della concorrenza con la ristorazione tradizionale:

Nel Mugello le sagre sono divenute un fatto di costume; Pro loco, parrocchie, società sportive, di assistenza sociale, pseudo culturali, di cacciatori, o di partito, (sono ormai qualche centinaio) tutte si danno da fare per organizzare, eventi, sagre, pranzi e cene conviviali, dove in postazioni più o meno fisse e , o spesso improvvisate si esercita  la somministrazione di alimenti e bevande, con personale di volontariato improvvisato, che nulla o poco costa agli organizzatori. 

Creando di fatto una concorrenza sleale verso la ristorazione tradizionale. Tutto alla ricerca di denaro per autofinanziare le proprie attività. E in questo non ci sarebbe nulla di male, se il fenomeno nel Mugello non avesse raggiunto dimensioni macroscopiche, dove per i fine settimana che da marzo vanno fino a fine ottobre le manifestazioni a carattere gastronomico non si contassero a decine. Questo fa sì che il mercato della ristorazione tradizionale (ristoranti, pizzerie, enoteche, e pubblici esercizi tutti) ne risenta negativamente, mettendo a rischio la loro sopravvivenza .
A seguito di un calcolo approssimato, non lontano dalla realtà, possiamo tranquillamente dire che in Mugello tali iniziative, si accaparrano ormai oltre il 60% del mercato di somministrazione di alimenti e bevande .
Quindi  il problema esiste, ed è grave. Ormai il costume Mugellano si sta estendendo a macchia d’olio anche fuori dal comprensorio. Deve quindi essere inquadrato con una regolamentazione che lo riporti a numeri più fisiologici. La responsabilità di tale situazione è sicuramente dei comuni che in prima persona rilasciano le autorizzazioni per tali manifestazioni, con regolamenti che ormai non regolano più nulla. D’altra parte come si è visto, le amministrazioni comunali subiscono le pressioni e i ricatti delle sopramenzionate organizzazioni e non riescono a contenere tale fenomeno.
Se non si vuole che il settore della ristorazione tradizionale, già in forte crisi anche per ragioni contingenti, entri in coma profondo e irreversibile, occorre che a carattere istituzionale si prendano idonei provvedimenti. Dovrà quindi essere la Comunità Montana, meglio la provincia, o la regione stessa a farsi carico di risolvere tale abnorme fenomeno. Regolamentando il tutto per riportare tali manifestazioni a pochi e prescritti episodi.

Il Mugellano

 

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