Continua la pubblicazione su OK!Mugello dei capitoli di “Cholera del 1855 a Palazzuolo di DON PIETRO DEL BENE GIANNOTTI” tratti da un manoscritto del Dr. Mauro Macchi. Pubblicazione curata dal nostro lettore Luigi Fabbri.
Se per provvedere a qualunque urgente bisogno occorrono pronti e solleciti rimedi e che questi debbano in prima essere deliberati in Comune, le più delle volte accade che per discordanti pareri e per mirare al meglio se ne perda il tempo utile, e che per avere il meglio si perda il buono; se poi, in consimili circostanze, vi si frammezzi il Governo, e con le sue paterne cure intenda dirigere il modo e il come i provvedimenti debbino essere eseguiti, allora la sua azione dispotica, lenta, sistematica, paralizza e toglie sempre qualunque efficacia al provvedimento e specialmente per la costante pratica conseguenza di vedersi attuato fuori tempo.
Così accadde nel nostro Comune nella infausta circostanza di dover fare provvedimenti a riparo del crudele morbo asiatico. Il paterno Governo aveva ordinato in ogni Comune attaccato, una deputazione sanitaria, e se a questo si fosse ristretto la sua amorosa paternità, savia ne sarebbe stata la parte sua, ma egli volle conoscere in prima gli individui per approvargli, volle che fosse presieduta nelle sue conferenze dal Delegato di Governo e per indispensabile conseguenza di tanta premurosa paternità, corse del tempo prima che la prefettura fosse informata e ritornasse l’approvazione delle persone nominate dal Gonfaloniere, indi molto più ne trascorse prima che il Delegato di Marradi fosse in comodo per quindi portarsi e assieme ai Deputati deliberare.
Molto meglio sarebbe stato se il Governo si fosse limitato a ordinare una Deputazione Sanitaria nella parte principale composta dai soli medici, incaricati di proporre i necessari provvedimenti, e il Gonfaloniere dall’altra per subito portargli ad esecuzione: il Governo sarebbe rimasto nella parte sua naturale, di vigilare cioè all’adempiendo di quanto veniva ordinato e si sarebbe risparmiato ancora tutte le ingenti spese che gli costarono quei signori Ispettori Sanitari, che partiti da Firenze dall’Ufficio della Direzione Generale Sanitaria, con lucrose diarie e, giravano la provincia, pieni di fumo, di boria e di vani discorsi senza arrecare un bene né alle pubbliche né alle private disgrazie.
Mentre correvano questi indugi e questa lentezza, il morbo infieriva e le sue vittime atterrava, nelle piazze, nelle capannelle, nei tuguri senza che nissuno ne corresse a soccorso e senza un ricovero atto a prestargli la necessaria assistenza, per cui da ogniuno era sentito il bisogno del Lazzaretto: quando i medici ne confermarono il bisogno piacque a tutti la proposta, ma quando mirarono di porlo a S. Antonio, quelli di la del ponte, si mossero, fecero ricorso al delegato e il Lazzaretto per giudizio dell’Ispettore Sanitario cav. Francesco Luciani, fu sospeso, ed invece fu detto di prestare soccorso al domicilio. Essendosi ben tosto trovati al caso di dover togliere gli infermi dalle case e non sapendo dove ricoverare alcuni che ne mancavano, fu di nuovo sentito il bisogno di un Lazzaretto e postisi a ricercarlo, lo trovarono finalmente quando il morbo era in decrescenza, nelle case del prete Luigi Sartoni, posto alla Fontana. Siccome fu aperto tardi così fu poco adoperato. e pochi furono gli infermi che vi furono trasportati e curati.
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