Palazzuolo sul senio

Il Mugello ai tempi del Colera. Il Contagio del medico

Il Mugello ai tempi del Colera. Il Contagio del medico

Continua la pubblicazione su OK!Mugello dei capitoli di “Cholera del 1855  a Palazzuolo di DON PIETRO DEL BENE GIANNOTTI” tratti da un manoscritto del Dr. Mauro Macchi. Pubblicazione curata dal nostro lettore Luigi Fabbri.

I Provvedimenti del Comune

Fra le maggiori disgrazie che il Paese avesse a provare in quell’epoca fu di essere colto mentre il Gonfaloniere dimorava in Firenze per ottenere le dimissioni dalla carica a cui contro sua voglia era stato eletto. Il Primo Priore Pasquale Poli, esercente il falegname mal conoscendo quanto conveniva operare il Municipio non piegava costa e solo stava occupato nel suo lavoro. I due medici del Comune Balducci e Vernaccini il primo aveva dato i suoi consigli di provvedimento l’altro stava da mesi a letto, consumandosi da lenta tubercolosi; al primo apparire del morbo trovò l’unico medico al suo posto e quanto poteva operava per prestare ai miseri i necessari soccorsi; avvenne che per il nissun riposo che egli potesse avere cadesse malato risentendosi del contagio a cui era sempre frammezzo: allora il Comune rimase senza medico.

Il lamento, lo spavento fattisi generali e portando aperta maldicenza fece che il Priore Poli uscisse dalla bottega e andasse da Vivoli per consigliarsi e farsi dirigere in quanto convenisse provvedere. Per consiglio e direzione del Vivoli fu chiesto alla Prefettura un medico e a posta corrente venne il chirurgo Vittorio Angelini. Quando questi giungeva il morbo fulminava le vittime sue nei popoli di Misileo, Badia, Rocca, Salecchio e Bibbiana. Il Balducci aveva lasciato il letto e unito all’Angelini erano in sella notte e giorno ma non essendosi provveduto nessun pappini, l’assistenza agli infermi era nulla e i maggiori morivano senza essere veduti né assistiti.

In questo frattempo come al Governo piacque fu eletto un nuovo Gonfaloniere Domenico Galeotti il quale, preso per segretario il Vivoli e a lui affidata la somma tutta delle cose questi in pochi giorni provvide da Firenze un numero di pappini e pappine, letti, canne da clisteri, padelle e quant’altro potesse abbisognare alla custodia dei miseri attaccati.                                  

Da Imola provvide un terzo medico, Balaldelli e poscia da Firenzuola un quarto nella persona del Dr. Giuseppe Masoni, indi un quinto dal bolognese nel Dr. Claudio Michelini stato medico con ottima rinomanza in Castel del Rio.

Fatti tutti questi provvedimenti il morbo decrebbe e fu consiglio di sgravarsi a poco a poco della ingente spesa che portavano tutti questi medici, pappini, pappine ed altri. I medici infatti erano pagati a lire 20 al giorno mantenimento di vitto alloggio servitù e cavalcatura; i pappini a paoli 8 al giorno, le pappine a paoli 5; i letti provveduti furono 12. Fu provveduto di due persone che inumassero i cadaveri e queste furono pagate a ragione di paoli 10 per inumazione.

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