Palazzuolo sul senio

Il Mugello ai tempi del Colera… ‘Egoismo religioso’

Il Mugello ai tempi del Colera. Continua: Carità Cittadina...

Continua la pubblicazione su OK!Mugello dei capitoli di “Cholera del 1855 a Palazzuolo di DON PIETRO DEL BENE GIANNOTTI” tratti da un manoscritto del Dr. Mauro Macchi. Pubblicazione curata dal nostro lettore Luigi Fabbri.

A canto di tanto operosa religione e di tanto amore per l’umanità, fu mesto spettacolo vedervi accoppiato uno spietato e freddo egoismo.

Riluttante sarebbe stato se dai laici fosse praticato; scandaloso e nequitoso fu questo perché esercitato da persone che si dicono di Dio sacrate e votate alla cristiana perfezione. Il popolo della Badia che con tanto strazio fu colpito dal morbo era la ricca possidenza delle Monache Domenicane di Marradi e tutti quei miseri contadini avevano bagnato la terra con proprio sudore per mandare a quelle sante lane il fiore del grano, delle biade e dei bestiami. In alcune di queste famiglie e specialmente quelle più povere, entrato il morbo con una tale strage menava che alcuno scampato si trovò nell’estrema indigenza senza avere modo di porgere soccorso ai congiunti assaliti. In questo caso estremo il parroco ebbe ricorso per lettera ad intercedere dalle sante padrone per qualche sussidio per l’amore di quel Dio che ha detto “quel che farete ai bisognosi sarà a me fatto” le sante suore con tutta quella freddezza e quella molata ipocrisia propria delle anime per calcolo spietate, risposero:”dolergli di tanta sventura ma loro fare l’elemosina alla porta del loro convento e non altrimenti”

Questa secca risposta indispettì e scandalizzò il parroco e i miseri potenti, non potendo concepire come potessero trarsi a così vergognoso rifiuto in si estremi casi quelle che ritenevano beni che i trapassati avevano loro legato per dispensarne l’entrate tutte in elemosina ai poveri a suffragio delle anime loro e perciò come potessero credersi dilette da Dio mentre derubavano il povero; molto più che tutti ben sapevano che l’elemosina fatta alla loro porta del convento, consisteva nel mandarvi gli estremi avanzi di quello che a loro rimaneva della lauta mensa.

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