Una raccolta fondi dal Mugello per il Nepal colpito dal terremoto. E’ il progetto che ora, una volta rientrato a casa, Matteo Stelloni vorrebbe mettere in campo. Ce lo racconta, e ci racconta il suo Nepal, davanti ad un caffè nella sua casa di Ronta. Un’esperienza forte, quella che hanno vissuto lui e Niccolò Lapi, sorpresi dal terremoto appena arrivati a Kathmandu. E oggi, in questa nostra chiacchierata, cerchiamo di andare oltre la cronaca stretta degli avvenimenti. “”Con Niccolò – racconta Matteo – siamo compagni di viaggi ormai da tempo. Negli anni siamo stati in Laos, Sri Lanka, Bosnia e Serbia e in vari paesi europei. Ma in generale l’Asia mi attira particolarmente per le qualità e le caratteristiche della sua gente”” E per questo viaggio cosa avevate in programma? “”Eravamo appena partiti; ed arrivati a Kathmandu dall’Italia solo il venerdì pomeriggio. Dovevamo rimanere fino a domenica, poi raggiungere il pullman Pokhara e da lì con un volo interno la città di Johnson per il nostro trekking nel regno del Mustang””. Come era nata l’idea? E perché proprio quella zona? “”Perché avevamo cercato la parte più intatta del Nepal. Rimasta così per la scarsità di vie di accesso”” Come avete trovato Kathmandu appena arrivati? Che tipo di città è? “”Molto viva, come la maggior parte delle città asiatiche. Avevamo appena visitato parte del centro quando abbiamo deciso di sederci per un caffè””. E a quel punto è arrivata la prima scossa… “”Sì, molto forte. L’istinto ci ha fatto uscire da locale e correre in piazza, all’aperto. A quel punto, però, un edificio vicino è crollato e siamo stati avvolti dalla polvere. Tutto intorno si sentivano cadere i detriti””. Come è stato trovarsi nel pieno di un’emergenza in un paese straniero? “”Sicuramente ti senti più spaesato, in quanto mancano i punti di riferimento; e naturalmente abbiamo avuto paura. Ma la reazione della gente intorno a noi è stata ordinata, forse anche per la loro cultura. A differenza di altri, poi, noi conoscevamo già il terremoto. C’era, invece, chi pensava ad una bomba”” Poi? “”Poi siamo riusciti a raggiungere il nostro hotel. Le scosse si sono ripetute per tutta la notte; fino a quella della domenica, di 6,7. Il lunedì siamo usciti per vedere se potevamo fare qualcosa. Abbiamo trovato una città quasi deserta. Si incontravano solo turisti che cercavano di capire come contattare i familiari. Cosa che noi, per fortuna, eravamo già riusciti a fare; e tramite casa avevamo contattato la Farnesina”” E ora, rientrati in Italia insieme agli altri 300 turisti italiani grazie ai voli speciali, Matteo e Niccolò stanno pensando di organizzare una raccolta di fondi, che coinvolga magari le associazioni mugellane. Naturalmente, quando questa iniziativa sarà messa in campo, avranno tutta la visibilità da parte di OK!Mugello. Per cercare di aiutare una popolazione così duramente colpita. Ed il vostro viaggio? Chiediamo alla fine. “”E’ solo rimandato, spiega Niccolò, torneremo in Nepal””. Nelle foto: la piazza dove si trovavano Niccolò e Matteo prima (qui sotto) e dopo il sisma (in alto). Foto Matteo Stelloni e Niccolò Lapi
Il mio Nepal”. Il Viaggio, il sisma, la paura. E un’idea, parliamone di domenica








