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Il difensore non ce l’ha fatta, è morto a soli 20 anni: calcio in lacrime

Calcio in lutto, morto difensore di 20 anni Il difensore non ce l'ha fatta, è morto a soli 20 anni: calcio in lacrime - Okmugello.it

La notizia arriva e colpisce subito, senza bisogno di tanti dettagli. Vardar, difensore dell’Istanbulspor, è morto a soli vent’anni dopo una lunga battaglia contro il cancro, una di quelle storie che nel calcio restano ai margini finché non arriva il momento in cui diventano impossibili da ignorare.

Non è successo all’improvviso, anche se la sensazione è quella. La malattia andava avanti da tempo, tra momenti in cui sembrava esserci uno spiraglio e altri in cui tutto si fermava di nuovo, e in mezzo c’era un ragazzo che provava a restare legato al campo, anche quando diventava secondario.

Una vita e una carriera stroncata sul nascere

Vardar non era ancora un nome noto, e forse è proprio questo che rende tutto più difficile da inquadrare. La sua squadra milita nel massimo campionato turco, stava costruendo il suo spazio, senza ancora aver avuto il tempo di diventare davvero qualcuno agli occhi del grande pubblico. Era nella fase in cui tutto è ancora possibile, in cui ogni stagione può cambiare direzione, e invece si è trovato a combattere qualcosa che non ha nulla a che fare con il calcio. E a un certo punto il calcio si è fermato, anche se nessuno lo dice apertamente.

In questi momenti tutto perde consistenza. Le partite si giocano, le squadre vanno avanti, però per qualche ora cambia lo sguardo di chi guarda, come se tutto diventasse un po’ meno urgente. Non è una cosa che dura, perché il pallone ha una capacità incredibile di riportarti dentro subito, ma certe notizie lasciano un segno, soprattutto quando riguardano ragazzi così giovani che fino a poco prima erano semplicemente parte di una rosa. E chi ha vissuto situazioni simili, anche lontano dallo sport, riconosce quel tipo di percorso, fatto di attese, speranze e silenzi, più che di annunci.

Quello che resta è una sensazione difficile da mettere a fuoco, perché non ci sono grandi immagini, non ci sono momenti iconici da ricordare. C’è solo l’idea di quello che avrebbe potuto essere e che non è stato. Il nome di Vardar probabilmente per molti è arrivato oggi, ma proprio per questo resta impresso in modo diverso, più diretto, meno filtrato dal racconto sportivo.

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