Parliamone

Il canile, i randagi, e quelle adozioni ‘difficili’. Parliamone, di domenica

Furgone con 50 cani stremati. L'ombra dei viaggi da sud a nord

La notizia dei 50 cani stipati in un furgone fermati mentre uscivano da un canile di Sesto Fiorentino ha fatto il giro del web, con i giornalisti, ad esempio quelli de Il Fatto Quotidiano, che hanno ricostruito in maniera molto interessante tutte le vicende della Onlus ‘Mamma Chiara’, che organizzava i viaggi tra il sud ed il nord (ma anche verso l’estero clicca qui) La vicenda, a mio avviso, ricorda come sia labile il confine tra chi questi animali ama davvero, chi (forse per il troppo amore?) finisce con questi animali per guadagnare un sacco di soldi o (nel migliore dei casi) per non vedere quale sia veramente il loro bene. Un esempio? Io stesso ho accolto il famiglia un cane abbandonato e, credetemi, non è stato facile. Non tanto per il comportamento del cane (da cucciolo un po’ vivace), ma per quello della struttura che li ospitava, che mi sembrò all’epoca piuttosto ‘singolare’. Presa la decisione di adottare un cane, infatti, mi recai ad un noto canile di Firenze con le migliori intenzioni. Qui però, nonostante ci fossero cani di tutte le razze e di tutte le età in attesa di una famiglia, incredibilmente, non mi fu concesso di prendere alcun animale. Ricordo ancora le parole della volontaria: “”Questo? Se avete bambini in casa non è il caso…. li morde””. Quest’altro? “” Se abitate in campagna non è il caso… potrebbe scappare (!!!!!). Questo?…. Troppo vecchio. Quest’altro?…. troppo giovane. Fino a che, non ci crederete, non venimmo via senza alcun animale (poi preso per fortuna in un altro canile, in Mugello. Ora, senza voler pensare male (ossia ai contributi che le strutture ricevono per mantenere i cani) mettiamo il caso che quella volontaria davvero fosse convinta di agire nell’interesse degli animali e che volesse trovare per loro la famiglia perfetta. Ammettiamo pure questo, ma rimane il rimpianto di quegli occhi tristi dentro la gabbia, che non poterono venire con noi (con una famiglia) per il troppo amore (diciamo così?) di chi li custodiva nel canile

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