Una nuova riflessione dello psicologo Loris Pinzani, stavolta sul tema del bullismo. Buona lettura:
Si tratta di un termine ormai noto a molti o moltissimi, con cui si intende una condotta aggressiva generalmente attuata in fasi di accrescimento che precedono l’età adulta. Il bullismo che affiora facilmente nelle cronache e quindi nel vissuto di ognuno, è certamente quello scolastico o comunque tra bambini ed adolescenti.
Ognuno ha certamente vissuto episodi che siano da scrivere a simili circostanze e ne conserva un ricordo indelebile, qualunque si stato il ruolo assunto; compreso quello del “”bullo”” aggressore.
Questo accade semplicemente perché agire la violenza è decisivo per il futuro individuo, dal momento che in quelle circostanze viene appreso che è possibile far valere la propria persona oltre alla personalità, usando un aspetto non legato al ragionamento ma alla potenza che esclude qualunque valutazione umana e sociale.
In queste righe vorrei parlare del ruolo dell’aggressore, che spesso viene taciuto. L’individuo abusante, ossia il bullo, assume la certezza che il comportamento violento non solo è conveniente, ma anche in qualche modo legittimo, dal momento che socialmente ottiene spesso un riconoscimento positivo.
In realtà questo aspetto del processo di accrescimento risiede già nell’infanzia e viene tollerato, mostrato e quindi promosso nello stesso ambito familiare, dove spesso vi sono esempi espliciti che portano l’individuo in crescita a vedere gli effetti dell’uso dell’aggressività.
Da qui si sconfina facilmente nell’argomento che sta di fianco, ossia il tema della violenza domestica, parente stretto e motivo dello stesso bullismo in infanzia ed adolescenza.
Un adolescente violento spesso ha trovato molto vicino a sé il motivo di pensare che la forza esercitata in ogni forma possibile sia la strada adatta a vivere quella che a lui sembra una esistenza certamente difficile, priva della giusta motivazione affettiva.
Un adolescente violento agisce il bullismo dopo che lo ha dovuto subire e nessuno gli ha fornito la percezione della sua insensatezza. Questo deve portare a comprendere che il bullismo, così come ogni altra forma di violenza, si combatte in primo luogo in casa, chiedendo ai genitori l’attenzione verso un comportamento opposto, rivolto al dialogo.












