Villa Pecori a Borgo S. Lorenzo, il 28 maggio ’15. In una sala del caminetto con persone in piedi, Marilisa Cantini, deus ex machina del ciclo d’iniziative riguardanti il centenario della Grande Guerra, presenta i protagonisti della serata: Elisa Marianini e (dopo un avverbio: finalmente!) Aldo Giovannini. Il libro di Elisa pubblicato da Edizioni Noferini e freschissimo di stampa, dal titolo Una ferita salvata dalla bellezza, non poteva conoscere vetrina migliore. Frutto di diversi anni di lavoro, tratta organicamente e a più livelli i monumenti ai caduti e i parchi della rimembranza nella regione mugellana, dei quali Elisa ha realizzato un inventario completo integrato con abbondante materiale d’archivio. Vediamo così sotto una luce del tutto nuova una realtà urbana a tutti familiare ai limiti dell’indifferenza, che nel corso del tempo ha vissuto i suoi alti e bassi, e che pure non solo racconta la storia, ma è essa stessa storia. Chi legge Una ferita salvata dalla bellezza, e ci si augura siano veramente in tanti, non solo resterà affascinato dalle implicazioni storico artistiche di ogni monumento e parco, ma soprattutto quando vi passerà davanti li considererà con un occhio completamente diverso. Elisa, storica d’arte, pittrice, restauratrice, con la sua consueta autorevolezza ha illustrato la sua fatica lasciando più volte la parola ad Aldo. Questi ha letto, spesso con voce rotta, alcune lettere dal fronte scritte da soldati mugellani. Di molti di essi, suscitando meno sorpresa che ammirazione, ha potuto ricostruire gli alberi genealogici, e alcuni dei loro discendenti erano in sala. Merita citare comunque le lettere di Angiolo Malesci, pittore mugellano ancora oggi ricordato, e di Oreste Calzolai, scultore mugellano oggi dimenticato. Lo rammenterà chi ha partecipato alla serata, così come terrà presente quanto l’operosità della famiglia Chini e della sua azienda ha saputo conferire al Mugello una impronta assolutamente unica nel panorama dei monumenti ai caduti. Né dimenticherà, sfrondata da pregiudizi ideologici in un senso o nell’altro, la figura del Generale Guglielmo Pecori Giraldi, che aveva la sua cappella di famiglia nella stessa Villa Pecori ma volle essere seppellito sul Pasubio insieme ai suoi soldati. E che una volta, dopo averlo usato, ripose un pennino in una custodia con mille e mille cure. Interpellato sul perché da Ugo Ojetti che lo stava intervistando, rispose: “S’incomincia dal perdere un pennino, e si finisce a perdere un corpo d’armata”.













