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I funghi tossici che si confondono con quelli buoni: gli errori che mandano al pronto soccorso

Ogni autunno, in Toscana, la storia si ripete. Decine di persone finiscono al pronto soccorso dopo aver mangiato funghi raccolti nei boschi, quasi sempre per uno scambio di specie o per una conservazione sbagliata.

Errori che, ricordano le Asl, spesso si potrebbero evitare con un semplice controllo micologico prima di mettersi a tavola. La scena è sempre più o meno la stessa: giro nel bosco, cestino pieno, cena in famiglia. Poi, dopo poche ore — a volte molte di più — arrivano nausea, vomito, dolori addominali. Solo allora parte la corsa in ospedale. E a quel punto capire quale fungo sia finito nel piatto diventa fondamentale.

Nel 2024 l’Ispettorato micologico della Usl Toscana centro ha registrato 22 casi confermati di intossicazione da funghi, su 32 consulenze chieste per episodi sospetti. Due casi sono stati segnalati nel Mugello, una delle zone dove la raccolta autunnale resta molto diffusa, tra castagneti, faggete e boschi collinari. Non sono numeri da emergenza permanente, ma raccontano un rischio che torna puntuale: pioggia, fine settimana nei boschi, raccolti portati a casa senza farli controllare.

In certi anni il bilancio è stato più pesante. La stessa azienda sanitaria, in un solo autunno, arrivò a contare 44 ricoveri in pochi giorni, con accessi ravvicinati nei pronto soccorso e richieste urgenti di consulenza per riconoscere le specie mangiate. Il dato, spiegano in sanità, va letto insieme alle abitudini dei cercatori: quando i funghi spuntano in abbondanza, cresce anche il numero di chi raccoglie senza saperne abbastanza. Una somiglianza, un colore già visto, un ricordo di quando si andava nel bosco da bambini. A volte basta questo per sbagliare.

Cercatori privati e cene in famiglia: dove nasce il rischio

Il profilo di chi si intossica è spesso lo stesso: cercatori privati, raccolta per uso personale, consumo in famiglia. Nella maggior parte dei casi non si tratta di funghi comprati al mercato o serviti al ristorante, dove i controlli ci sono, ma di esemplari trovati nel bosco e giudicati commestibili “a occhio”. «Li abbiamo sempre raccolti così» è una frase che i medici sentono spesso, quando il paziente arriva già con nausea, vomito o dolori.

Mani con guanti esaminano funghi selvatici su un tavolo con lente e coltellino, accanto a un cestino
Controllo micologico di funghi raccolti: un passaggio chiave per prevenire intossicazioni autunnali in Toscana.

Il punto, spiegano gli ispettori micologici, è che un’esperienza generica non basta. Un fungo può cambiare aspetto a seconda dell’età, del terreno, della pioggia, della luce nel sottobosco. Può sembrare più chiaro, più scuro, più compatto. E può finire nello stesso cestino insieme ad altri esemplari, rendendo poi più complicato ricostruire che cosa sia stato mangiato. La cena, infine, allarga il problema: una padellata condivisa può coinvolgere genitori, figli, nonni, amici. Tutti esposti allo stesso errore.

Amanita phalloides e falsi finferli: gli scambi più pericolosi nel bosco

Tra gli errori più temuti c’è quello legato all’Amanita phalloides, responsabile della maggior parte delle intossicazioni mortali da funghi in Europa. Da giovane può essere scambiata per un prataiolo o per alcune russule, specie conosciute da molti cercatori e considerate “sicure”. Il pericolo sta anche nei tempi: i sintomi non arrivano subito, ma possono comparire molte ore dopo il pasto, quando le tossine hanno già iniziato a colpire il fegato. Chi passa una serata tranquilla e pensa di averla scampata rischia di perdere tempo prezioso.

Ci sono poi scambi meno letali, ma comunque pesanti. L’Omphalotus olearius, arancione e spesso raccolto a ciuffi alla base di ulivi o querce, viene confuso con i galletti, o finferli. L’Entoloma lividum, dall’aspetto innocuo, può mescolarsi a specie commestibili simili per colore e forma. L’Asl Toscana nord ovest, esaminando i ricoveri di una stagione, ha indicato proprio Omphalotus olearius, Entoloma lividum e Amanita phalloides tra i principali responsabili delle intossicazioni. C’è anche il boleto satana, chiamato porcino malefico: chi ha poca esperienza può scambiarlo per un porcino vero, soprattutto quando il raccolto viene guardato in fretta, magari al rientro, con poca luce.

Prima e dopo il pasto: controlli Asl, falsi miti e pronto soccorso

Non tutti i problemi nascono da specie velenose. Una parte delle intossicazioni dipende da funghi commestibili conservati male o cucinati nel modo sbagliato. I chiodini, per esempio, devono essere sempre sbollentati prima della cottura: crudi o poco cotti possono essere tossici. Anche il sacchetto di plastica è un errore comune. Lasciare i funghi chiusi troppo a lungo favorisce fermentazioni e alterazioni, soprattutto nelle giornate miti e se il rientro a casa slitta di qualche ora.

Restano poi i falsi miti, duri a morire. L’aglio che annerisce, il cucchiaino d’argento che cambia colore, il fungo mangiato dalle lumache e quindi considerato sicuro: nessuno di questi sistemi ha valore scientifico. L’unica garanzia vera è il controllo degli ispettorati micologici delle Asl, che in Toscana verificano gratuitamente la commestibilità dei funghi raccolti dai privati. In autunno, fino a metà dicembre, gli sportelli sono aperti senza prenotazione; nel resto dell’anno serve un appuntamento. L’elenco aggiornato delle sedi, comprese quelle attive nell’area del Mugello, si trova sui siti delle aziende sanitarie.

Se dopo un pasto a base di funghi compaiono nausea, vomito, diarrea o dolori addominali, anche molte ore dopo, bisogna rivolgersi subito al pronto soccorso o a un centro antiveleni. Meglio non aspettare che “passi da solo”. I medici chiedono, quando possibile, di portare gli avanzi del pasto, crudi o cotti, e anche eventuali resti del raccolto. Perché sapere con precisione che cosa è finito nel piatto può fare la differenza tra una terapia avviata in tempo e una diagnosi arrivata troppo tardi.

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