L’editoriale di questa settimana di OK!Mugello è scritto da Aldo Giovannini e ci ricorda, proprio in occasione del Giorno della Memoria, la storia di Don Corsini e Tonino Gigli, che a Borgo salvarono una famiglia ebrea. Buona lettura. In questi ultimi tempi, in occasione della “Giornata della memoria” molte sono state le iniziative da parte di diversi comuni del territorio fra manifestazioni, eventi, filmati e non per ultimo i tanti studenti che sono andati a visitare nei campi di concentramento dove persero la vita ben sei milioni di ebrei (i lager). Nel nostro piccolo, dato che questo evento è tornato nel dimenticatoio della storia locale (che molti soloni tentano sempre di nascondere), raccontiamo episodi di vita vissuta, veri, genuini, semplici, a tratti eroici. Come appunto la storia di una famigliola di origini ebree, che a Borgo San Lorenzo durante la seconda guerra mondiale (anno 1943), trovò rifugio ed aiuto salvandosi quindi dalla deportazione nei lager nazisti. Ecco perché nella “Giornata della Memoria”, anche se siamo rimasti soli, vogliamo che il ricorodo non venga mai meno e questo lo faremo finchè avremo la possibilità e la salute di farlo. Dunque eccoci, se pur brevemente, a ricordare che questa famigliola composta da Guido e Fulvia Spiegel nativi di Fiume, con i loro figlioletti Renato e Dinah, giunse a Borgo San Lorenzo dopo un tragitto lungo e insidioso, (siamo in pieno 1943) trovando ospitalità e abitando in una casetta in via Mazzini (l’antica Malacoda). In piena guerra, con i fascisti, i tedeschi e i delatori, sempre presenti, la famiglia chiese aiuto all’indimenticabile pievano don Ugo Corsini il quale d’accordo con l’ufficiale dell’Anagrafe del Comune Antonio Gigli, riuscì a falsificare le carte d’identità (le abbiamo sotto gli occhi), cambiando nomi, cognomi e città di nascita; l’unica cosa che chiese don Corsini a questa famiglia ebrea, era quella di entrare qualche volta in chiesa durante le funzioni religiose, per non dare adito a sospetti e sussurri. Furono anni di terrore, di paura, di timori di essere scoperti, ma la volontà di prete Corsini in primis e di Tonino Gigli fu ferrea. Terminata la guerra la famiglia tornò a Trieste, ma dopo 50 anni ecco il loro figlioletto Renato Spiegel, ormai uomo maturo, tornare a Borgo, per rivedere il paese, incontrare i familiari di Antonio Gigli, mettere un fiore sulla tomba del vecchio pievano e dopo qualche anno, con la collaborazione dell’amministrazione comunale, preparare la documentazione per poter un giorno ricevere un assegno vitalizio (i nonni di Renato Spiegal morirono ad Auschwitz), dal governo israeliano per coloro che persero tutto durante le famigerate “legge razziali”. Certo, venire a conoscenza di questi puri atti di eroismo, fa immensamente piacere, specialmente dopo tanti anni. Don Corsini e Antonio Gigli (che rischiarono la vita per salvare la vita altrui), non dissero niente a nessuno, tennero nel loro cuore il segreto. Dopo la guerra, dicevamo, non dissero niente, non chiesero beni, attestati e prebende come fecero purtroppo tanti “voltagabbana” dell’ultima ora, anzi don Corsini dopo la guerra dovette subire anche tante offese e tante irrisioni, quando passava per Borgo reo di essere un sacerdote. Ma tant’è. Terminiamo con le parole dello stesso Renato Spiegel, quando ricordava questi personaggi: “Sia benedetta la loro memoria”. Dopo tre anni dalla venuta alla luce di questa storia emozionante che rese orgogliosi tanti borghigiani che non ne sapevano nulla (il Comune organizzò un grande evento nella Sala consiliare), giunse da Gerusalemme la notizia ufficiale che i nomi di don Ugo Corsini e di Antonio Gigli, sono stati scolpiti nelle pietre del “Viale dei Giusti”, (dove si legge anche il nome di Gino Barlali), massima onorificenza questa dello Stato di Israele verso coloro che si prodigarono per salvare la vita agli ebrei. Sono passati quasi 75 anni da quel lontano 1943 e vogliamo pubblicare i volti di Monsignor Ugo Corsini ed Antonio Gigli (riposano al cimitero della Misericordia), eroi dimenticati, senza segni, ne citazioni, ne prebende, appartenenti ad un Borgo ormai lontano nel tempo e nello spazio, ma sempre vicini nei cuori di tutti i loro cari. La storia, come sempre, riporta nel binario dei giusti l’onestà di una significativa azione umanitaria e ci sembrava quasi una offesa se non ricordavamo questi due eroici personaggi che salvarono la vita a questa famiglia ebrea perseguita. Ci sembra doveroso portare – e lo porteremo – un fiore sulla tomba di don Ugo Corsini e Antonio Gigli. (Testo Aldo Giovannini, Foto e archivio A.Giovannini)

















