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Halloween. Radici e storia, tra Mugello e mondo anglossassone

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“”Trick or treat, smell my feet; give me something good to eat...”” letteralmente “”scherzetto o dolcetto, annusami i piedi; dammi qualcosa di buono da mangiare””, non è esattamente la frase più simpatica del mondo, eppure è la frase che intonano tutti i bambini di lingua inglese, e con una certa soddisfazione, la sera di Halloween. E mentre i bambini corrono su e giù per il quartiere con una busta appesa al braccio, suonando a tutti i campanelli, i grandi seguono attenti, vigili, perché i tempi sono cambiati e non si può lasciare i figli vagare soli per l’isolato come si faceva una volta quando tutti si conoscevano per nome e le vicine un po’ più attempate caramellavano le mele sui fornelli e confezionavano biscotti al cioccolato per chi osava presentarsi alla porta. A quei tempi i bambini tornavano a casa stanchi ma raramente delusi, con le buste pesantissime che rovesciavano in una ciotola. Rovistando, separavano i dolcetti buoni dai meno buoni- collane di mentine, cioccolatini, grosse gomme colorate – ma alla fine li mangiavano tutti…Sapevano perfettamente chi aveva dato cosa, e chi dava i treats migliori e più grandi. Una volta nei paesi anglosassoni i costumi di Halloween erano fatti in casa: un vecchio lenzuolo con due buchi per gli occhi era più che sufficiente; un vestito fuori moda della mamma e un paio di tacchi smessi o un capello da cowboy recuperato da chi sa dove facevano la loro figura, ma i tempi sono davvero cambiati e le strade sono, ora, piene di super eroi e piccole streghette con cappelli a punta….anche in Italia. Sì, oggi Halloween (pronunciata come se ci fosse una ‘c’ toscana davanti invece della ‘h’ e con l’accento sulla terza sillaba) esiste anche qui; lo pronunciamo àllouin e lo conoscono anche le nonne, anche se non sanno bene cosa sia né perché si debba fare il  carnevale due volte l’anno. Un’americanata, dicono alcuni, ma non è vero, almeno non all’inizio. Sebbene le radici precise della festa non si conoscano, possiamo escludere che sia una americanata. Infatti, Halloween, è nato in Europa: forse ai tempi dei Romani, oppure ai tempi dei Druidi, ma comunque quasi sempre era la festa per celebrare la fine dell’estate e per placare gli spiriti che vigilavano sul nuovo raccolto. La parola Halloween è una variante di All-Hallows-Even, cioè la viglia di Ognissanti  (in inglese arcaico All Hallows Day, che oggi si dice All Saints Day) e l’usanza di andare porta a porta a chiedere spiccioli o dolcetti nasce nel tardo medioevo quando a Ognissanti i poveri andavano di porta in porta a cercare l’elemosina e ricevevano cibo in cambio per le loro preghiere. E’ da molto tempo che Halloween non celebra più la natura; non abbiamo più paura degli spiriti che possono rovinarci il raccolto; non si chiede più l’elemosina in cambio di preghiere per i nostri morti;  ma tutte queste tradizioni si sono mescolate in una grande festa per i piccoli, e non solo. La riconosciamo in molti simboli, alcuni che includono temi come la morte e l’occulto, ma il più familiare è la zucca intagliata chiamata Jack-o’-lantern: una grossa zucca arancione con due occhi enormi, un naso a forma di triangolo e un sorriso dai denti radi. Non so se rappresenta lo spirito del famoso Jack della leggenda irlandese che vagherebbe per la terra in cerca di riposo, come dicono alcuni scritti, o semplicemente, come detta la logica, una lanterna usata in tempi lontani, ma oramai fa parte anche della cultura italiana. E se, alla fine, travestirsi per elemosinare caramelle fosse veramente solo un’americanata, che male c’è? Da quando il mondo è mondo, ogni scusa è buona per fare festa. Matilde Colarossi (una mugellana d’adozione, della quale i lettori di OK!Mugello sentiranno ancora parlare…)

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