Il calendario segna il 10 febbraio, una data istituita solennemente dallo Stato per riaprire una ferita rimasta per troppo tempo nascosta sotto il tappeto della storia ufficiale. Eppure, percorrendo le strade dei comuni del Mugello, il silenzio appare quasi totale. Mentre per il Giorno della Memoria il territorio si mobilita giustamente con viaggi studio, incontri nelle scuole e cerimonie istituzionali, il Giorno del Ricordo sembra essere scivolato in un cono d’ombra preoccupante, quasi fosse una ricorrenza di serie B o un fastidio burocratico da sbrigare con l’indifferenza.
In questo panorama di desolante vuoto istituzionale, spicca un’unica, lodevole eccezione: il comune di Scarperia. Qui, a differenza dei centri vicini, la macchina della memoria non si è inceppata, permettendo alla cittadinanza di fermarsi a riflettere sulla tragedia delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Tuttavia, la presenza di un solo evento in tutta la vallata non fa che rendere ancora più amara la constatazione generale: il Mugello, nel suo complesso, ha voltato le spalle a una parte fondamentale della nostra storia nazionale.
La tragedia di migliaia di italiani torturati, uccisi e gettati nelle cavità carsiche, colpevoli solo di essere “italiani nel posto sbagliato”, non può essere una questione di parte. Per decenni questa vicenda è stata sacrificata sull’altare dell’opportunismo politico: se una certa sinistra ha cercato per anni di cancellarne le tracce per affinità ideologica con i carnefici di allora, una certa destra non ha saputo o voluto trovare la forza necessaria per trasformare questa ricorrenza in un momento di riflessione condivisa, lasciando che il ricordo sbiadisse nel disinteresse.
È tempo che le amministrazioni del Mugello si facciano portatrici di un cambiamento culturale necessario, prendendo esempio da chi, come Scarperia, ha deciso di non tacere. La memoria non può essere selettiva e il dolore delle vittime non può avere un colore politico. Non si può accettare che nel 2026 esistano ancora martiri di serie A e martiri di serie B. La coscienza di un territorio si misura dalla capacità di guardare in faccia tutta la storia, affinché il Giorno del Ricordo smetta di essere il giorno dell’oblio per diventare un impegno civile verso le nuove generazioni.












