Dal nostro lettore Rodolfo Ridolfi, direttore del giornale online Marradi Free News riceviamo questo interessante contributo:
Il Circolo I.P.LA C. (Insieme Per La Cultura), organizzatore dell’ VIII Edizione 2013 del Premio Letterario Nazionale “Voci-Città di Abano Terme”, ha comunicato ufficialmente che il racconto “L’ombra della luna” di Gianna Botti ha ottenuto il Premio Speciale della Giuria che Le verrà consegnato il 25 Maggio, presso la sala delle feste dell’Hotel Alexander ad Abano Terme.
I partecipanti erano più di 500 alcuni anche con più opere in concorso. Il racconto premiato costituisce una specie di test al libro che attualmente Gianna Botti sta scrivendo, quindi l’apprezzamento del racconto è importante per il prosieguo del romanzo: personaggi fittizi su sfondo reale.(Lo stesso test, diverso per forma e contenuti, Gianna Botti lo aveva realizzato col racconto “Cuore Negato” per capire come poteva essere ricevuto il suo primo libro di successo “Email a quattro zampe” ).
Adesso i riconoscimenti per la scrittrice Marradese sono cinque. Il Premio speciale della giuria è commentato così da Gianna Botti “….forse questo premio è quello dalle implicazioni maggiori…volevo uscire dagli schemi del solito racconto affrontando temi storico-sociali crudi nella loro tragica drammaticità. Ed ecco i protagonisti in quel Rwanda dilaniato da guerre tribali ( Tutzi/ Hutu) a metà degli anni novanta…”. In esclusiva per il Blog Biblioteca Marradi 93 e Per Marradi Free News pubblichiamo il racconto premiato “L’ombra della Luna”
Qui di segiuto è riportata la parte iniziale del testo.
Keyla si svegliò di soprassalto: qualcuno in strada gridava. A tastoni cercò la lampada
– Non accendere! – intimò la voce di Jodà in piedi davanti alla finestra.
– Schit…miliziani Hutu… perlustrano le abitazioni… Prendi il bambino, nel sottotetto, presto!-
In un attimo, Keyla gli fu accanto – Non ti lascio! Hai sposato una Tutsi, questo fa di te…-
-L’uomo più felice al mondo.- mormorò abbracciandola
Per qualche secondo rimasero stretti, poi altre grida, questa volta terribilmente vicine, li scossero. Jodà la staccò da sé – Vai!-
La fronte china, Keyla era ormai sulla porta, quando lui la trattenne -Se dovessi seguirli al comando, chiama Qebir, saprà cosa fare.-
Keyla prese il bambino addormentato, rifugiandosi nel sottotetto, Appena in tempo: passi cadenzati, e la voce di Jodà si levò ferma – Questa è una casa Hutu! –
Rabbiosa, una seconda la sovrastò – Consegnaci la cagna Tutsi!-
Terrorizzata, Keyla sprangò la botola: l’oscurità divenne totale, opprimente. Un tuono improvviso la fece sobbalzare, portò le mani alle orecchie del piccolo, se avesse pianto..! Nel fragore del successivo, le parve d’udire un lamento. La pioggia martellava le tegole, nessuna voce, forse il temporale le aveva lavate via. Scalpiccio sulle scale, no, erano ancora lì. Sonore imprecazioni, porte sbattute, vetri infranti e d’improvviso il silenzio. Acquattata nell’ombra come un animale braccato, girava gli occhi attenta al minimo rumore. Interrotto dall’ansimo del proprio respiro, il silenzio rimaneva assoluto, totale. Deglutì e facendosi forza, lasciò il nascondiglio.
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