Parliamone

Frana del Rovigo e discarica del ’71 a Palazzuolo: Moschetti invita a riflettere senza schemi ideologici

Rifiuti trasportati a valle dal torrente Rovigo dopo il cedimento del terreno. L’ex sindaco Phil Moschetti interviene con una lettera aperta

Mulino dei Diacci

Un angolo incontaminato tra Palazzuolo sul Senio e Firenzuola è stato sconvolto dalla frana provocata dall’alluvione del 14 marzo. Il cedimento del terreno ha riportato alla luce una vecchia discarica risalente agli anni '70, nascosta lungo il confine comunale e dimenticata per decenni. I rifiuti, trascinati a valle dalle acque del torrente Rovigo, hanno inquinato l’ambiente circostante, suscitando preoccupazione e polemiche. In questo contesto è intervenuto con una lettera aperta Phil Moschetti, ex sindaco di Palazzuolo nella scorsa legislatura, che ha scelto di affidare le sue riflessioni non ai social, ma alla carta stampata, ripercorrendo la storia della discarica e del sindaco dell’epoca, Francesco “Cecco” Costa, per contestualizzare le responsabilità e invitare a una lettura più lucida e meno ideologica del passato.

Caro direttore
Consegno a lei queste mie considerazioni. Le consegno a lei e non a facebook perché penso che McLuhan avesse ragione…Mi ricordo di Cecco Costa che parlava sul ponte con mio padre quando tornavamo da Parigi.
Costa, allora sindaco di Palazzuolo, era un uomo di grandi visioni.
Palazzuolo ha avuto una piscina quando non la aveva neppure Faenza e un campeggio quando nei comuni a noi vicini la locuzione  “turismo di massa” era ignota.

Era un democristiano, ma dal pulpito veniva attaccato da un altro grande personaggio della storia palazzuolese (ma con minor visione) che sosteneva che la piscina avrebbe portato l’immoralità a Palazzuolo. Sicuramente aveva modi rudi, ma sapeva cosa fare.

Giudicare Costa oggi come lo vedo giudicare mi fa pensare a quelli che oltreoceano abbattono le statue di Colombo (che di schiavi ne aveva come tutti coloro che avevano delle piantagioni) o di Lee (che i suoi schiavi li aveva addirittura tutti liberati).  Un mio amico, di quelli che per predisposizione personale e formazione professionale prima di parlare studiano e si documentano (qualcuno ancora esiste), mi ha passato l’interrogazione sulla discarica dell’onorevole Vespigani.

Vespignani aveva ragione. 

Ma Vespignani stesso fa un’interrogazione e non un esposto in pretura (ed erano gli anni dei pretori d’assalto). Evidentemente sapeva che non c’erano, neanche allora, basi giuridiche per un atto legale. Vespigani poi, intelligentemente,  parla solo del Comune di Firenze capendo che un piccolo comune non poteva opporsi al Capoluogo. I termini “Comune di” o anche solo “Territorio di” Palazzuolo sul Senio nell’interrogazione semplicemente  non ci sono.  

Vespignani argomenta la sua interrogazione unicamente su considerazioni di ordine economico (il costo di dover poi depurare l’acqua…) e anzi sottolinea la mancanza di materiale di copertura come se la disponibilità di questo potesse in qualche modo sanare il disastro.

Secondo punto la Regione. 

La costituzione è del 1948 e all’articolo 114 parla delle Regioni, non si vedranno fino al 1970. Cosa poteva fare quindi nel 1971 un ente appena costituito?  Torniamo  al punto. Costa era d’accordo con la discarica. Mi dicono di si, e che lo fosse tutto il consiglio comunale (ed allora consiglio comunale voleva dire partiti). E lo furono (probabilmente) perché Costa  da scaltro politico era riuscito a guadagnare un utile da qualcosa che sarebbe successo comunque. I comuni vivevano di finanza trasferita e cioè avevano quello che dava lo Stato, e nulla più. 

Mi dicono che Palazzuolo (ricordate quel paese neppure citato nell’interrogazione?) ebbe 5 milioni di lire, se non calcolo male più o meno 50/60 mila euro odierni. Una cifra considerevole, anche oggi. Mettiamo poi  le cose in prospettiva: Palazzuolo aveva, e la avrà fino al 1990 circa, una discarica molto più grande sul fosso di Lozzole. Discarica potenzialmente molto più devastante dato che la portata irrisoria del Lozzole avrebbe comportato concentrazioni di percolato molto maggiori che nel Rovigo. Pro memoria ricordo che le pile allora erano basate sul mercurio, che un grammo di mercurio inquina 1.000 litri d’acqua e che il mercurio, presente nel percolato, non è soggetto a degradazione, ma solo a diluizione.

Nonostante questo non ho visto nessun cavaliere senza macchia fare esposti o denunce su questo. La ragione è che semplicemente non ci  sono le basi giuridiche, così come non ci sono quelle morali e non ci sono soluzioni semplici a problemi complessi. Il passato andrebbe giudicato con le regole, le leggi e la morale del passato: tutto il resto è social…

Philip Moschetti

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