Dicomano

Forteto tra le eccellenze del mugello. Zeni “Mancanza di rispetto per le vittime!”

Saverio Zeni ad un confronto elettorale

La presenza della cooperativa Il Forteto tra le “eccellenze” segnalate sul sito istituzionale dell’Unione dei Comuni del Mugello ha suscitato forti critiche e riaperto un dibattito sulle responsabilità politiche e amministrative legate a una delle vicende più controverse del territorio. A intervenire pubblicamente è Saverio Zeni, consigliere comunale di Dicomano ed editore della testata OKMugello, che ha definito tale scelta non una semplice svista, ma il segnale di una gestione inadeguata della memoria istituzionale.

Secondo Zeni, la promozione del Forteto come realtà di eccellenza rappresenta un fatto grave, considerando che il fondatore della cooperativa è stato condannato in via definitiva a una pena superiore ai quindici anni di carcere per abusi e maltrattamenti su minori. La vicenda, a suo giudizio, evidenzierebbe una contraddizione tra l’ingente utilizzo di risorse pubbliche per la comunicazione istituzionale e la mancanza di attenzione verso contenuti che richiederebbero particolare cautela e responsabilità.

Nel suo intervento, Zeni ripercorre anche il ruolo svolto da parte del mondo politico e istituzionale negli anni precedenti alle condanne definitive, ricordando come numerosi esponenti di rilievo nazionale e locale abbiano sostenuto o frequentato il Forteto, anche quando alcune sentenze erano già note. Viene inoltre richiamata l’esperienza di OKMugello, che avrebbe seguito a lungo la vicenda subendo, secondo quanto riportato, pressioni e azioni legali nel tentativo di limitarne l’attività informativa.

Particolare attenzione viene posta sul silenzio che, secondo il consigliere comunale, sarebbe calato dopo l’accertamento giudiziario delle responsabilità. In questa fase, a suo avviso, sarebbero mancate prese di posizione chiare, autocritiche e soprattutto parole rivolte alle vittime. La permanenza del Forteto tra le eccellenze istituzionali viene quindi interpretata come un’ulteriore conferma di una memoria selettiva, concentrata più sulla narrazione politica che sul riconoscimento delle sofferenze subite.

L’intervento si conclude con un richiamo alla necessità di assumere responsabilità pubbliche e di restituire centralità alle vittime, sottolineando come la mancanza di questo passaggio continui a rappresentare una ferita aperta per il territorio mugellano e per la credibilità delle sue istituzioni.

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