Le notizie che arrivano in questi giorni da Vicchio non sono solo cronaca giudiziaria: sono il prologo di un disastro annunciato che rischia di travolgere l’intero Mugello, Dicomano inclusa. Le due sentenze del Tribunale Civile di Genova, che condannano il Comune a un risarcimento di un milione e 700 mila euro per omessi controlli sui minori affidati al Forteto, squarciano il velo di ipocrisia che per decenni ha coperto la nostra valle.
Da anni, viene denunciato l’esistenza di un “sistema Mugello” dove i confini tra politica, gestione del sociale e ideologia si sono pericolosamente confusi. Durante la campagna elettorale avevamo diffuso un dossier dettagliato, avvertendo che l’onda d’urto dei risarcimenti civili sarebbe arrivata (Leggi il Dossier Forteto). Eravamo stati facili profeti: il “fiore all’occhiello” era una prigione degli orrori, e chi doveva vigilare si è girato dall’altra parte.
L’inerzia colpevole della catena di comando
Perché i Comuni del Mugello, pur essendosi costituiti parte civile nel processo penale, non hanno dato seguito alle azioni risarcitorie in sede civile? La Cassazione ha parlato chiaro fin dal 2017. C’era il tempo e il dovere morale di agire per recuperare risorse dai condannati. Invece, abbiamo assistito a una paralisi inspiegabile.
Questa inerzia ha un colore politico preciso: quello del Partito Democratico, che ha gestito la catena di comando di questi territori. I sindaci che si sono succeduti hanno preferito la linea del “sottotono”, del non disturbare un sistema di potere. Non è stata solo incompetenza; è stata la volontà politica di non scoperchiare il vaso di Pandora, sperando che il tempo facesse dimenticare le negligenze di chi doveva proteggere i più deboli.
Il danno non deve ricadere sui cittadini
Oggi, quella strategia del silenzio presenta il conto. Ma sia chiaro un punto fermo: i cittadini non devono pagare un solo euro per le colpe e le omissioni della politica. È inaccettabile che i risarcimenti per chi non ha controllato, per chi ha firmato affidamenti con leggerezza e per chi ha scelto di non rivalersi sui colpevoli, si trasformino oggi in tagli ai servizi o aumento delle tasse per le famiglie mugellane.
Non basta dire che “sono cose del passato”. Parliamo di negligenze amministrative documentate e di una precisa volontà di coprire una vergogna che imbarazzava il partito di riferimento. Chi ha sbagliato deve rispondere con il proprio patrimonio e con la propria responsabilità politica, non con i soldi della collettività.
Una chiamata alla mobilitazione
Non resteremo a guardare mentre si tenta di scaricare il barile sui contribuenti. Invitiamo fin da ora i cittadini di Dicomano e del Mugello alla protesta attiva contro chi ha permesso questo scempio. Non permetteremo che il fallimento di un sistema di potere diventi un debito pubblico sulle spalle dei nostri figli.
Nelle prossime settimane valuteremo e promuoveremo ogni iniziativa necessaria per tutelare la cittadinanza:
-
Una raccolta firme capillare per chiedere che gli enti locali avviino azioni di responsabilità verso i dirigenti e gli amministratori dell’epoca.
-
L’ipotesi di una class action dei cittadini contro le amministrazioni inadempienti, affinché il risarcimento del danno non gravi sul bilancio comunale ma su chi ha effettivamente omesso la vigilanza.
Il tempo del silenzio è scaduto. Se la politica del PD ha deciso di non difendere il territorio per coprire i propri scheletri nell’armadio, lo faranno i cittadini nelle piazze e nelle sedi opportune.











