Un contenuto non aggiornato pubblicato sul sito ufficiale di promozione turistica del Mugello ha riacceso l’attenzione su una vicenda che ha segnato profondamente il territorio. Come riportato da La Nazione nell’edizione di oggi, sabato 17 gennaio, la cooperativa Il Forteto risultava ancora indicata come eccellenza nella produzione di pecorino toscano, nonostante la sua cessazione e il noto epilogo giudiziario.
La segnalazione è apparsa nella sezione dedicata alla valorizzazione dei prodotti tipici locali, all’interno di una pagina gestita dall’Unione dei Comuni del Mugello, dove Il Forteto veniva citato tra i principali produttori del territorio.
Un riferimento ritenuto inappropriato
Nel testo del portale, la cooperativa di Vicchio veniva descritta come realtà associata al consorzio di tutela del pecorino toscano, sottolineando l’esercizio di uno “stretto e assiduo controllo” sulla produzione. Un passaggio che ha suscitato perplessità, considerando che Il Forteto non esiste più da tempo, a seguito del fallimento e delle condanne legate allo scandalo degli abusi sui minori.
Proprio questo contrasto tra la narrazione promozionale e la realtà dei fatti ha reso il caso particolarmente delicato sotto il profilo istituzionale e comunicativo.
La replica dell’Unione dei Comuni
Interpellata sulla vicenda, l’Unione dei Comuni del Mugello ha chiarito che si tratta di una pagina contenente informazioni obsolete, rimasta online senza essere aggiornata. Una dimenticanza, dunque, che l’ente attribuisce a un mancato controllo dei contenuti pubblicati negli anni precedenti.
Secondo quanto riferito, è stata annunciata una verifica complessiva del portale, con l’obiettivo di rivedere e aggiornare tutte le schede relative ai prodotti e alle realtà produttive del territorio mugellano.
Una vicenda ancora sensibile per il territorio
Il riferimento al Forteto riporta alla memoria una delle pagine più controverse della storia recente del Mugello. La cooperativa di Vicchio è stata infatti travolta dalle inchieste sugli abusi, che hanno portato a condanne definitive e alla chiusura dell’esperienza.
Per questo motivo, la sua presenza all’interno di un sito istituzionale di promozione turistica è apparsa, come sottolineato da La Nazione, particolarmente inopportuna, sollevando interrogativi sull’attenzione riservata alla gestione dei contenuti pubblici.












