Luciano Neri è il presidente della Consulta delle Associazioni di Marradi: un organismo nato anni fa nel tentativo di favorire e coordinare le diverse associazioni presenti nel paese mugellano. L’associazionismo riveste all’interno della società civile un ruolo fondamentale, e proprio il caso di Marradi sembra confermare come attraverso l’impegno individuale, il volontariato e lo spirito collegiale, si possa incidere, eccome, sulla quotidianità di ogni cittadino: il tutto in sinergia con l’amministrazione comunale. Ok!Mugello ha voluto dare visibilità a chi, spesso dalle retrovie, lavora per il prossimo. Senza per questo pretendere nulla in cambio. Iniziamo dalle domande di rito: quando, come, e perché nasce la Consulta delle Associazioni? “La prima legge a porsi l’obbiettivo di regolare l’associazionismo in Toscana risale al ’77, ma diciamo che rimase un po’ sulla carta quella delibera. Formalmente la nostra Consulta nasce nel 1988, ma in realtà è stato nel ‘95 che c’è stata una definizione precisa dell’organismo e di come esso si dovesse legare all’amministrazione di Marradi. La delibera ufficiale arriva due anni dopo: insomma, è una storia prolungata nel tempo. La Consulta ha uno stretto legame con l’amministrazione, e si rinnova – nelle nomine delle cariche – ogni qual volta questa cambia. Lo scopo, fin dalla fondazione, era quello di coordinare e rappresentare le associazioni di Marradi in maniera unitaria: con un ruolo puramente osservativo e consultivo nei confronti dell’operato del Sindaco e del consiglio comunale. Era riunita puntualmente in occasione della presentazione del bilancio”. Qual è la struttura interna della Consulta? “Dunque, a Marradi attualmente esistono 44 associazioni, di differente stampo ovviamente, e per tutte c’è stato un iter preciso da seguire (burocratico-amministrativo) per iscriversi all’albo di riferimento tenuto dal Comune. La Consulta, per meglio occuparsi delle varie proposte e delle varie esigenze al suo interno, si suddivide in sezioni: sociale e assistenziale, ricreativo-culturale, sportiva, ambientale, di categoria. All’interno c’è un rappresentante di ogni singola associazione; e tra questi viene eletto periodicamente il Presidente”. Dal 2000, però, si è scelto di creare il “Fondo di solidarietà”: di cosa si tratta? “Dopo i primi anni si è deciso di cercare anche una strada alternativa che potesse in qualche modo incidere concretamente sulla vita quotidiana della comunità: qualcosa che potesse andare oltre la sola rappresentanza e l’azione consultiva, avvertita come riduttiva in confronto a quello che poteva essere fatto. Ci fu un caso a Marradi che, purtroppo, spinse verso la soluzione dell’istituzione del Fondo di Solidarietà: un giovane vittima di un incidente, nel quale subì gravi danni alla colonna vertebrale, fu beneficiato dalle offerte dei cittadini – spontaneamente – che non vollero in quell’occasione restare a guardare. Da lì ci chiedemmo, visto lo spirito espresso dai marradesi, se non fosse il caso di continuare: e fu così che nacque l’idea. Il fondo fu affidato, in qualità di tesoriere, alla Confraternita di Misericordia. Il bilancio di 15 anni a questa parte è stato più che positivo, con quasi 40 mila euro raccolti, per lo più tramite donazioni private: non sono molti, certo, ma hanno aiutato molte persone povere, o in situazioni di indigenza economica, a risollevarsi o comunque a migliorare la propria vita”. E come viene gestito il Fondo? Mi riferisco ai criteri in base a cui si sceglie di destinare il denaro ad una persona, o ad un gruppo di persone, piuttosto che ad altri. “In cose di questo genere ci deve essere molta attenzione: perché il rischio che il fondo venga usato male, o peggio sfruttato, esiste (come esisterebbe dovunque). C’è un rigoroso controllo prima di decidere come erogare le risorse al suo interno; e tutto passa prima attraverso l’analisi dei servizi sociali, dunque del Comune. Un assistente sociale viene incaricato di occuparsi di una certa situazione, di un determinato caso; lo studia, e poi cercano di intervenire i servizi. Per varie ragioni, però, capita spesso che non si riesca a fare qualcosa: o perché mancano materialmente i fondi, o perché questi non sono sufficienti per risolvere la faccenda, o perché la burocrazia allunga troppo i tempi e mette in difficoltà il soggetto bisognoso di sussistenza. A quel punto, allora, interveniamo noi: sotto segnalazione del Comune stabiliamo la somma da donare a chi ne ha necessità. Arriviamo dopo l’amministrazione non può. E’ un sistema collaudato e funziona: in questo modo riusciamo a fare del bene”. Quast’anno parte dei ricavati della terza edizione del Premio internazionale letterario e d’arte “Nuovi Occhi sul Mugello”, ormai di una certa rilevanza nel territorio, confluirà nel Fondo di Solidarietà, giusto? “Sì, giusto. E per noi è stata una notizia inaspettata: anzi direi una vera sorpresa. Il fatto che parte dei ricavi del Premio ci saranno destinati è un grande motivo di orgoglio. In fin dei conti siamo una realtà piccola e questo è un significativo riconoscimento al nostro operato”. Quello di Marradi sembra essere un ottimo esempio nell’applicazione del “Principio di Sussidiarietà”, espresso in senso orizzontale: cioè quel criterio di ripartizione all’interno dell’ordinamento giuridico per cui lo Stato, le regioni, le città metropolitane, o i comuni, devono favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini associati, al fine di migliorare le condizioni della collettività. Quanto è importante questo in un paese, o in una città? E quali possono essere, se ci sono, gli effetti negativi? “Restando su Marradi i servizi di volontariato e di assistenza che le associazioni riescono ad offrire sono essenziali. E vorrei sottolineare come questi siano possibili attraverso l’impegno quotidiano di molte persone, che si adoperano e sacrificano senza aspettarsi nulla in cambio ma solo per spirito di comunità, per aiutare il prossimo. Nei paesi si sta sempre più radicando la convinzione che o si fa così o non si esiste: tutto questo, quindi, è necessario. Ovviamente le situazioni sono diverse e variegate da luogo a luogo: non tutto è rose e fiori, non sempre ci sono le stesse visioni, nemmeno a Marradi. Ma, appunto, si cerca progressivamente di coordinare le varie proposte e i vari spunti per il bene comune. Possono esserci risvolti negativi: quando si dipende troppo da associazioni di volontariato o di assistenza, c’è un evidente mancanza da parte delle istituzioni. Dall’altro canto queste stesse associazioni spesso finiscono per essere controllate, strumentalizzate, e tradiscono le aspettative che creano. Ma c’è anche una certezza: attraverso di esse si tanta costantemente di promuovere il senso della collettività, e, dunque, di andare verso un miglioramento altrimenti impossibile. L’associazionismo ha un valore assoluto”.
Fondo di Solidarietà di Marradi. Intervista al presidente Luciano Neri












