Hachiko è un cane vissuto a Tokio negli anni trenta, ed è tuttora venerato come un sorta di divinità. La sua statua è continuamente visitata da pellegrini che non mancano di fare il loro il tipico inchino e portare doni in segno di alto rispetto per la sua immensa fedeltà verso il padrone. Ma cosa c’entra Borgo san lorenzo in tutto questo col lontano Sol Levante? Tutto comincia un giorno d’inverno, così come la più commovente delle favole (solo che qui c’è un epilogo da far commuovere anche il più duro dei cuori). Dicevamo siamo nel 1941 a Luco di Mugello, il signor Carlo Soriani Brunori un uomo sulla quarantina, trova su un fosso un cucciolo di cane ferito e abbandonato che decice di portare con sè e accudire in seguito. Il cane viene chiamato Fido e crescendo si affeziona tanto al suo padrone da accompagnarlo perfino alla fermata alla corriera, che l’uomo prende ogni giorno per andare a lavoro. Un giorno del 1943 a Borgo San Lorenzo, in piena seconda guerra mondiale, avviene un violento bombardamento aereo e viene colpita anche la fornace Brunori in cui muoiono diversi operai, tra cui il povero Soriani. Il cane Fido immancabilmente da quello stesso giorno continua ad aspettarlo come sempre alla fermata ma il padrone ovviamentre non c’e’. Il fedelissimo animale non si perde d’animo e ripete il percorso ogni giorno per ben quattordici anni (oltre cinquemila volte.) invano e la gente del posto nota la povera bestia giornalmente incamminarsi sconsolata in quel solito tragitto dove il Soriani scendeva dalla corriera. La speranza di Fido nella sua coscienza di animale non ha perso ed è incredibile pensare che il fedele cane, dopo tutto quel tempo non aveva ancora dimenticato quel signore che un giorno aveva amatamente preso in cura e con cui aveva vissuto anche se per solo due brevi anni. Il sindaco di Borgo San lorenzo il 9 novembre del 1957 decise allora di conferìre la medaglia d’oro a Fido in presenza di molta gente tra cui la vedova commossa del Soriani. Il caso non passa inosservato agli occhi dei media e molti giornali decidono di dare spazio a questo straordinario fatto che viene epilogato anche in alcuni filmati della ‘Cine Luce’. A Fido viene fatto anche un monumento in terracotta e immortalato in mezzo alle molte persone che non mancano di riversare il loro affetto, tra una carezza e un bacio che alcune signore che non vogliono far mancare al mito Fido, fino a quel momento vivente. Il 9 giugno del 1958 Fido muore e la notizia viene diffusa anche dal quotidiano fiorentino La Nazione, con titolo a quattro colonne e perfino La Domenica del corriere, storica rivista d’epoca nazionale, dedica una sua copertina con disegno firmato da Walter Molino. Ricordiamo ancora che Il monumento del cane dedicato a Fido era stato fatto addirittura prima della sua morte con il cane Fido presente e tanto di sindaco e medaglia a lui conferita. Ricordiamo anche che la statua originale di Fido era stata realizzata in Maiolica (materiale simile alla terra cotta) dallo scultore Salvatore Cipolla. Fu distrutta qualche anno dopo di notte da alcuni vandali, anche se fortunatamente utilizzando lo stesso calco e’ stato possibile rifare (stavolta in bronzo) lo stesso monumento dedicato al cane Fido. A parte questo spiacevole fatto, tutt’ora esso è visibile davanti al palazzetto comunale di Borgo San Lorenzo. Fido è stato seppellinto vicino alla tomba di Carlo soriani, il suo amato padrone, subito fuori dal cimitero di Luco. In conclusione possiamo dire che questa toccante storia (e sopratutto vera) è stata accostata più volte al cane Hackico in quanto simile sia per dinamiche che per situazioni. Piccola differenza solo l’attesa del padrone al treno invece che alla corriera, per il resto non possiamo dare meno meriti al nostro Fido rispetto ad Hachiko; Due animali quasi unici in fedeltà e amorevolezza, che hanno fatto parlare molto di sè. Quindi ancora grazie a loro; e sopratutto a Fido, perchè siamo davvero orgogliosi che lui sia vissuto qui, nelle nostre terre Mugellane e che, come Hachiko, abbia insegnato quel pò di umanità che troppo spesso non riusciamo a trovare nemmeno tra i nostri simili. (Foto: Barletti- Domenica del Corriere-arch Luce)




















