Debutto positivo ieri sera a Vicchio per il Festival Etnica, che si è aperto, tra gli altri eventi, con il concerto dei Mau Mau e che proseguirà fino a domenica con appuntamenti, cene etniche e tanto altro.
E tanti ragazzi, approffittando anche di una prime giornate di caldo di questa primavera, ha riempito le strade del centro storico di Vicchio fin dal pomeriggio visitando anche la fornita libreria gestita dall’associazione Immagini E Parole. Scesa la sera ed il buio si è accesso l’impianto audio, le luci e sono arrivati sul palco i Mau Mau, che hanno salutato il Mugello decantano, tra le altre cose, le virtù della sua cucina.
La band, fondata nel 1991 dai torinesi Fabio Barovero e Luca Morino, festeggia quest’anno i 20 anni con sonorità che (anche nel concerto di Vicchio) hanno visto schierati classici del repertorio maulero declinati e plasmatidalla band, accompagnati da nuovi brani creati per celebrare la ricorrenza ventennale.
Ed è stata la musica a parlare. Con le canzoni in italiano e in dialetto piemontese che si sono incrociate ed intrecciate; mentre sotto il palco era già iniziata la voglia di ballare.
Il pubblico e le danze
Questa sera (venerdì) invece uno degli appuntamenti più attesi del Festival, quello con il concerto di Eugenio Bennato con il suo Taranta Power. Ecco una piccola scheda sull’artista:



Eugenio Bennato, fondatore del celebre movimento Taranta Power e accurato ricercatore della musica del Sud, inforca la penna per scrivere la storia di una ballata, divenuta oramai un inno per migliaia di giovani legati al mondo della musica folk e popolare.
Taranta Power è la sottolineatura di un momento creativo che si sta svolgendo intensamente nei dintorni dell’anno 2000. La leggenda della taranta libera ancora oggi energia, e spinge al ballo nuove generazioni del sud e del nord, e il passo della tarantella conduce musicisti, artigiani, pittori, scrittori verso sentieri mai percorsi, dove si ritrovano i segni e i volti di una storia millenaria, e nello
stesso tempo le pulsazioni di un presente che riguarda soprattutto il confronto e il contatto fra i popoli. La Taranta è allora uno strumento di comunicazione, è un segno artistico tipicamente italiano che rappresenta naturalmente in tutto il mondo la nostra origine e la nostra cultura. Questo movimento l’ho chiamato Taranta Power con un ardito accostamento terminologico perché si contrapponga con immediatezza all’immagine purtroppo deteriore che la “tarantella” ha assunto
nell’immaginario collettivo in tutto il mondo, veicolato da insulsi gruppi folckloristici e da banali espressioni musicali assolutamente lontani dalla realtà impetuosa della taranta rituale.
Il progetto Taranta Power sta veicolando nel mondo una immagine nuova e vitale della cultura musicale italiana, ed è oggi una realtà in Italia capace di aggregare pubblico e appassionati in concerti, stage, scuole, festival, con dimensioni quantitative e numeri che fino a poco fa appartenevano solo al mondo del rock e della musica leggera. Tale percorso si è sviluppato spontaneamente per la reale esigenza di riappropriarci di un segnale musicale in cui riconosciamo le nostre radici, al di fuori di ogni moda esterofila e massificante. Penso che sia tempo che le istituzioni preposte alla cultura intervengano nel dare un impulso corretto e decisivo allo sviluppo di questo fenomeno artistico.
La prima fase di Taranta Power è consistita nel diffondere la musica e il ballo legati al ritmo della Taranta che, come il Flamenco per la Spagna, è per l’Italia una sintesi spettacolare rappresentativa della nostra storia e della nostre leggende. E questo percorso è maturo per allargarsi ad un confronto con le altre culture limitrofe e a collocare la musica popolare italiana al centro dell’area del Mediterraneo con un ruolo trainante e uno scambio creativo con i ritmi e gli strumenti di tutti i
paesi mediterranei, dal Marocco all’Algeria alla Spagna al Libano alla Grecia alla Turchia.”Brigante se more, composta su commissione nel1979 per lo sceneggiato L’eredità della Priora di Anton Giulio Majano, ha fatto conoscere a tutti la storia dell’emigrazione e del brigantaggio, raccontando la ribellione della gente meridionale all’invasione piemontese del 1860, ma è diventata anche
l’emblema di tante altre storie di ribellione e lotta e non asservimento alla retorica di Stato. Il brano si è diffuso a macchia d’olio risvegliando questioni tenute in poco conto nelle stanze della storiografia ufficiale, tanto che qualcuno ha confusamente insinuato il dubbio che la canzone sarebbe stata scritta un secolo prima, non si sa dove e non si sa da chi, e sono nate dispute e controversie infinite circa la sua “reale” appartenenza. Sull’onda di queste polemiche non documentate, Bennato ha deciso di descrivere dettagliatamente il percorso umano e creativo che
lo ha portato alla composizione di Brigante se more, interfacciandosi anche con i suoni e i rituali del Sud di ieri e di oggi e approfondendo, in un viaggio a ritroso tra terre impervie e soleggiate, l’affascinante e triste storia di alcuni tra i più combattivi briganti di fine Ottocento: Ninco Nanco, Carmine Crocco, Michelina De Cesare, personaggi dall’anima pura e implacabile che, vivendo le loro vite di battaglia e rapina, segnarono profondamente le divisioni e le lotte che sarebbero venute
in quella che ancora conosciamo come Questione meridionale.
Il programma di venerdì 17:
Piazza Giotto
Ore 20,00 Cena Etnica
Ore 22,00 EUGENIO BENNATO in “Grande Sud” – concerto
Piazzetta di Levante ore 19,00 e ore 21,00
“Enoteca d’autore” Concerto: “I PEZZI DI GUANTO” testi e musiche di Claudio Santi
Uno scorcio…
La via e le luci…
Foto Nicola Di Renzone – OK!Mugello











