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Eolico industriale a Londa, Italia Nostra e cittadini rispondono a Ecolobby: “Accuse infondate, progetto insostenibile”

Leonardo Rombai e Adriana Rossi replicano a Mauro Romanelli difendendo territorio, paesaggio e partecipazione delle comunità locali

Eolico

È un confronto sempre più acceso quello che ruota attorno al progetto di impianto eolico industriale previsto sul crinale di Croce ai Mori, nel comune di Londa, tra la Val di Sieve e il Casentino. Al centro della polemica, le posizioni espresse da Mauro Romanelli, esponente dell’associazione Ecolobby, cui fanno seguito le repliche articolate di Italia Nostra e degli attivisti locali, che respingono con decisione le accuse di ideologismo e antiscientificità.

La risposta di Italia Nostra a Mauro Romanelli (Ecolobby)

Leonardo Rombai, già presidente di Italia Nostra Firenze, interviene in risposta diretta a un intervento pubblicato da Romanelli sui social, nel quale l’associazione ambientalista e i cittadini contrari al progetto vengono descritti come oppositori pregiudiziali alle energie rinnovabili.
Secondo Rombai, si tratta di una polemica fine a sé stessa, basata su argomentazioni ritenute pretestuose, non dimostrate o fuorvianti, con l’obiettivo di screditare un fronte di opposizione ampio e motivato.

Rombai chiarisce che la contrarietà di Italia Nostra non è ideologica, ma fondata su elementi concreti: l’impatto di sei torri eoliche di grandi dimensioni su un crinale appenninico di alto valore ambientale e paesaggistico, in un contesto già fragile sotto il profilo idrogeologico ed ecologico.

Un modello calato dall’alto e scollegato dal territorio

Nel mirino dell’associazione c’è soprattutto il modello di sviluppo delle rinnovabili promosso da Ecolobby e dalle grandi industrie energetiche, definito come neocoloniale e imposto dall’esterno. Un modello che, secondo Rombai, beneficia di forti incentivi pubblici e procede senza un reale coordinamento con la pianificazione territoriale locale né un coinvolgimento effettivo delle popolazioni interessate.

Italia Nostra contesta inoltre una interpretazione distorta del Green Deal europeo e dell’urgenza della transizione energetica, utilizzata – a suo avviso – per giustificare l’approvazione di progetti privi di un’adeguata valutazione di sostenibilità, in particolare rispetto alla tutela del suolo, della biodiversità, degli acquiferi e del paesaggio.

Non un no alle rinnovabili, ma ai maxi impianti

Rombai ribadisce che Italia Nostra non è contraria alle energie rinnovabili, ma propone un’alternativa fondata su criteri di compatibilità territoriale: fotovoltaico su superfici già urbanizzate o impermeabilizzate e sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili, orientate alla produzione e al consumo locale. Una prospettiva definita virtuosa, ma ancora scarsamente sostenuta dalla normativa italiana.

A sostegno delle critiche al progetto di Londa, viene richiamata la posizione di numerose istituzioni pubbliche, tra cui il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, la Soprintendenza ABAP di Firenze e vari Comuni della Valdisieve e del Valdarno, difficilmente riconducibili – sottolinea Rombai – a interessi fossili o a posizioni negazioniste.

La replica degli attivisti: “Ecolobby ci definisce antiscientifici, ma difendiamo il territorio”

Alle affermazioni di Mauro Romanelli e dell’associazione Ecolobby replica anche Adriana Rossi, attivista impegnata nella difesa dei crinali del Mugello, che respinge le accuse rivolte agli oppositori locali, definiti “poche decine di cittadini infervorati” protagonisti di assemblee “urlanti” e di presunta disinformazione antiscientifica.

Rossi rivendica il ruolo di cittadini che difendono il territorio a proprie spese, sostenendo costi legali, organizzando iniziative informative e supplendo, di fatto, a una carenza di iniziativa istituzionale locale. Un impegno che, secondo l’attivista, meriterebbe rispetto e ascolto, non delegittimazione.

Scienza, futuro energetico e valore del paesaggio

Nel merito del progetto, Rossi contesta la rappresentazione dell’impianto eolico come soluzione moderna e inevitabile. Richiamando il dibattito scientifico internazionale, osserva come le pale previste per restare sui crinali per decenni rischino di risultare obsolete già prima della loro piena operatività, alla luce dell’evoluzione tecnologica nel campo energetico.

L’attivista sottolinea inoltre il valore, riconosciuto da numerosi studi, del rapporto tra ambiente naturale, paesaggio e benessere umano, richiamando ricerche sulla comunicazione tra le piante, sul comportamento animale e sugli effetti benefici dei contesti naturali sulla salute psicofisica.

La domanda conclusiva rivolta a Ecolobby e a Mauro Romanelli è esplicita: chi è davvero antiscientifico? Chi chiede una valutazione complessiva degli impatti ambientali e sociali, o chi riduce la transizione ecologica a una logica industriale slegata dai territori?

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