Mugello

Elba Tour in bici. Video e racconto ‘semiserio’ dei mugellani

Elba Tour in bici. Video e racconto 'semiserio' dei mugellani

https://youtu.be/6Ncp9H5AYys C’erano uno di Quelli del Sabato, uno di Quelli della Domenica, uno di Quelli di Sagginale ed uno del CC Appenninico… Non è l’inizio di una barzelletta d’altri tempi, ma la composizione di un gruppo di amici che in un giovedì d’autunno decise di prendersi un giorno di ferie per andare a fare il giro dell’Isola d’ Elba in bici. Erano amici di lunga data ed ognuno con la propria divisa, a rappresentare la maggior parte della passione mugellana a due ruote, si dettero appuntamento in una fredda mattina d’ottobre. A Piombino il vento soffiava impetuoso e cambiarsi nel parcheggio del porto fu impresa oscenamente rabbrividente, ma per fortuna non essendoci affollamento, quattro chiappe al vento fecero poca notizia. Fra Tac (Enrico per gli amici), colto da brividi feroci, nello stupore di tutti, decise di partire con il maglione sopra alla tuta da bici. Ma poi come fai, dove lo lasci, gli chiedemmo. Lo butto in una macchia (cespuglio rigoglioso…) e lo riprendo al ritorno, ci disse candidamente… Bè certo, non fa una piega, speriamo di ritrovarcelo che nessun gatto ci pisci sopra pensai. Purtroppo però, il vento impetuoso non consentì all’aliscafo di partire, costringendoci a ripiegare sul traghetto, ma perdendo purtroppo un’ora e mezza e costringendoci a iniziare la nostra pedalata alle 10,30, piuttosto che alle 9,00. Alla stazione marittima, visto il tempo a disposizione, potemmo usufruire comodamente dei bagni. Andrea se la prese più comoda di tutti, tant’è che non vedendolo tornare, cominciammo a preoccuparci. Sapemmo solo dopo che, entrato nel bagno delle donne, perché i bagni delle donne sono sempre più puliti, si vergognava ad uscire e farsi vedere dalle altre signore presenti, entrate dopo di lui. Saliti sulla nave il primo pensiero fu quello di chiamare il Conte Leopoldo, illustre assente, che non mancò di farci le sue puntuali raccomandazioni. Peccato non averlo fra noi quest’oggi, sarebbe stato il valore aggiunto della gita con i suoi proverbiali racconti. Peccato non avere Fulvio, incastrato dal lavoro ed impossibilitato a venire, così come altrettanto peccato non poter avere Albertino, ancora convalescente da un brutto mal di gola. L’ora di traghetto passò velocemente fra un racconto ed una battuta, finchè l’altoparlante non chiamò i passeggeri a prepararsi a scendere. Vedemmo a quel punto Frà Tac estrarre dalle tasche due copri tacchette di gomma e calzarli sulle sue scarpe. Ci guardò e con aria di superiorità ci disse: voi questi non ce li avete… non si sciupano le tacchette e non si scivola con questi… Furono le ultime parole del barbuto Direttore Sportivo prima di scivolare giù per le scale del traghetto, percorrendo sul fondoschiena quasi tutta la rampa che dal ponte superiore porta al garage. Fra le risate generali, il malcapitato alzandosi con un ghigno ed un semi sorriso abbozzato disse: non mi sono fatto niente… mah… Prima operazione appena scesi dalla nave, fu quella di cercare una “macchia” dove occultare il maglione di Frà Tac ed iniziare la nostra pedalata immersi in un sole accecante condito da sostenute folate di vento. L’Elba ha una infinita serie di “mangia e bevi”, brevi e frequenti salite e discese, più o meno ripide, che non danno mai troppo respiro, specialmente se hai come compagno di pedalata Andrea, detto Er secco, un accanito scalatore con il quale tenere il passo è sempre un’impresa. Ma oggi non siamo qua per gareggiare, siamo venuti per goderci i panorami, fare qualche foto, farci le nostre sporadiche sparate, ma sostanzialmente per stare tutti insieme, per ridere con la contagiosa simpatia di Giuseppe, il Delen Delon della compagnia, un po’ l’Alan Ford del gruppo TNT, o per assaporare le perle di saggezza di Enrico, il nostro Frà Tac, che interrompe i suoi proverbiali silenzi con degli assiomi che ti lasciano letteralmente di sale. Inutile descrivere la bellezza dell’isola, inutile descrivere i panorami mozzafiato che abbiamo potuto ammirare, inutile raccontare che spesso l’ansimare della fatica è stato interrotto da chiassose risate. Un po’ come dei bambini alla loro prima gita scolastica, abbiamo passato una giornata che, seppur faticosa dal punto di vista fisico, ci ha reso quella meravigliosa energia vitale che ci farà ricordare per tanto tempo questo meraviglioso giro. Al termine, seppur dovendo accorciare degli ultimi 18 km il nostro tour a causa del ritardo d’inizio giornata, siamo giunti contenti e soddisfatti, ritrovando pure il maglione nascosto, pronti a ripeterci nella prossima primavera, magari con tutti quelli che questa volta non hanno potuto essere dei nostri.

Change privacy settings
×