Il film cult di Stanley Kubrick, Il Dottor Stranamore del 1964, non è semplicemente una satira, ma uno spaccato incredibilmente lucido e inquietante di ciò che potrebbe accadere in un conflitto nucleare. La sua trama, che descrive un attacco nucleare lanciato per errore e l’inutilità dei tentativi di fermare l’inevitabile reazione a catena, sembra quasi una profezia.
Oggi, un sistema che evoca direttamente gli scenari più terrificanti del film è noto come “Perimetr”, o “Dead Hand” (Mano Morta). Si tratta di un sistema di controllo automatico russo, progettato per attivare un lancio di ritorsione nucleare anche nel caso in cui i centri di comando e controllo fossero stati distrutti da un primo attacco nemico. Invece di essere un deterrente per la pace, questo sistema è un deterrente per la vendetta, garantendo la distruzione reciproca anche se la leadership fosse annientata.
La situazione geopolitica attuale non fa che aumentare questa preoccupazione. Invece di disarmare, le potenze mondiali sembrano accelerare la corsa agli armamenti. Paesi come Francia, Regno Unito, Israele, India, Cina, Stati Uniti e Russia — tutte nazioni con arsenali nucleari — aumentano le loro spese militari. Anche l’Europa, nel suo complesso, sta votando per un significativo aumento della spesa per la difesa. Questo clima di riarmo, alimentato da tensioni e conflitti in tutto il mondo, ci spinge tutti sull’orlo di un baratro senza ritorno.
Non sarà il cambiamento climatico a decimare la popolazione della Terra, se a farlo sarà un conflitto nucleare che cancellerà per sempre la vita sul nostro pianeta. La cecità e la miopia dei leader mondiali che spingono per il riarmo, ignorando l’immenso rischio che corrono, sono incomprensibili. È come se il “troppo studio” dei potenti li avesse resi incapaci di vedere la ragione umana.
Le parole di Goya, «Il sonno della ragione genera mostri», risuonano oggi più che mai. In un’epoca in cui la logica della guerra e della vendetta sembra prevalere su ogni altra considerazione, la speranza risiede nel risveglio di una ragione collettiva che possa fermare questa folle corsa verso l’autodistruzione.
Silvio Frascati





