Domenica 23 ottobre sarà possibile visitare gratuitamente il Museo Archeologico di S. Agata, dov’è raccolta tutta la documentazione ricavata dai recenti studi archeologici che hanno scoperto, proprio nella nostra vallata del Mugello, la più antica farina d’Europa, risalente addirittura a 30 mila anni fa.
Secondo le ultime tesi archeologiche, infatti, pare che una piccola comunità di uomini si sia accampata, circa 30 mila anni fa, proprio nei pressi della Sieve, nel tratto a est di Barberino, e che abbia vissuto lì in periodo estivo, durante il quale avrebbe fabbricato gli strumenti di pietra necessari alla sussistenza scheggiando la selce portata dalle lontane zone costiere della Toscana e delle Marche. Questa popolazione si sarebbe procurata il cibo raccogliendo erbe e radici e cacciando animali, avrebbe costruito e usato un focolare per cuocere i cibi, illuminare e scaldarsi, ma – e questo è il fatto assolutamente straordinario – avrebbe anche ricavato una farina macinando le radici della tifa, una pianta palustre molto diffusa nelle zone umide, che avrebbe poi cucinato con aggiunta di acqua, producendo così una primitiva galletta o farinata. Questi stessi uomini avrebbero inoltre svolto un’attività artigianale intrecciando le foglie della stessa tifa per produrre utensili come cesti, stuoie, corde e indumenti.
In occasione della XXI Settimana della Cultura Scientifica promossa dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica, l’associazione “Mu.S.A.-Musei Sant’Agata” darà la parola, alle 15:30, a Filippo Bellandi e Paolo Gucci, che illustreranno questa rivoluzionaria scoperta scientifica, la quale ha necessariamente costretto gli storici a retrodatare di 20 mila anni l’uso e la trasformazione dei vegetali a scopo alimentare. La presentazione, ricca di immagini, mostrerà il sito mugellano, gli scavi e i reperti rinvenuti, oltre a spiegare le nuove scoperte scientifiche venute alla luce grazie ad anni di studi e ricerche interdisciplinari, scoperte che hanno avuto una vasta eco nel mondo scientifico internazionale. Nella giornata di domenica sarà anche possibile ammirare dal vivo i reperti originali prodotti da quei nostri lontani antenati, gli unici per ora visibili dal pubblico, i quali lasciano veramente stupiti per l’accurata lavorazione e la funzionalità delle loro forme. All’esposizione, seguirà una dimostrazione di macinatura delle radici di tifa e una mostra dei cibi dell’uomo primitivo. Nel pomeriggio, sarà inoltre possibile visitare il villaggio preistorico che è stato ricostruito a dimensioni naturali accanto al museo, con le capanne fedelmente arredate in ogni particolare, affinché il visitatore si possa immergere in un’atmosfera evocativa della vita quotidiana dell’era preistorica, addentrandosi in un’esperienza conoscitiva ed emotiva davvero unica.












