Un po’ di numeri sulle industrie di Dicomano, presentati nel corso dell’incontro “”Che mattone ci aspetta? Crisi dell’edilizia – Proposte per il settore”” organizzata dal comune di Dicomano. Sono 225 imprese a Dicomano, il 12% prettamente edili. Ma che diventano quasi il 30% (idraulici, imbianchini, muratori ed edili, legno e arredo, ferramenta, elettricisti, agenzie…) se si considera quelle che ruotano intorno al comparto. L’assessore Laura Barlotti, nella sua presentazione, ha tratteggiato alcune delle possibili linee guida sulle quali intervenire. Innanzitutto per uscire dalla crisi occorre la riapertura dei cantieri, salvaguardando le ragioni dell’impresa e del lavoro insieme e del territorio. La situazione complessiva emerge nella sua drammaticità dai dati che dicono che, prima della crisi, il settore rappresentava l’11% del Pil nazionale, mentre oggi il livello è pari a quello di 40 anni fa. Problemi sono presenti anche sul mercato del lavoro sul quale occorre intervenire per ridurre il costo del lavoro (nel settore edile è tra i piu’ elevati); garantire il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga per il 2013, semplificando le norme in materia di lavoro per favorire nuove assunzioni o assunzioni a chiamata. Sotto accusa il patto di stabilità che deve essere allentato alla voce investimenti (ad oggi le amministrazioni non possono spendere i soldi che hanno), prevedendo una regola che permetta agli enti locali di salvaguardare la componente di investimento nei bilanci degli enti. Altri punti sui quali intervenire: rendere stabile la detrazione del 55%, migliorare l’efficacia della detrazione del 36% (anche sostituzione edilizia); favorire una politica che incentivi gli investimenti sulla sicurezza e sul risparmio energetico. Messaggio finale: per uscire dalla crisi non è indispensabile solo consumare nuovo territorio, occorre prima di tutto efficientare e recuperare gli edifici esistenti, tutelare luoghi della collettività, riqualificare i centri e le città, in armonia con lo sviluppo delle attività produttive. Proposte concrete sono venute dal Presidente di Confindustria Mugello-Valdisieve Paolo Poli che ha invece evidenziato i possibili interventi da fare subito, anche dagli enti locali, per rimettere in gioco la capacità produttiva delle imprese. Il presidente della sezione territoriale degli industriali ha portato il cammino per la fusione intrapreso dai i comuni di Scarperia e San Piero come esempio positivo della politica locale, capace di produrre effetti importanti anche per il settore produttivo di Mugello-Valdisieve. Poli ha anche chiesto più concretezza nei confronti del Progetto Cafaggiolo dove l’imprenditore argentino Alfredo Lowensetin ha in programma investimenti per oltre 100 mln di €: un progetto destinato a cambiare positivamente lo scenario del Mugello già dai prossimi anni, a condizione che politica e burocrazia sostengano convintamente questa iniziativa. All’iniziativa, hanno preso parte Ida Ciucchi, sindaco di Dicomano; Laura Barlotti – assessore Politiche Economiche di Dicomano; Stefano Casini Benvenuti – Direttore IRPET; Paolo Poli – Presidente Sez. Mugello Valdisieve Confindustria Firenze; Barbara Gaggelli – Responsabile area sud est fiorentino Cna Firenze; Giacomo Billi – Assessore sviluppo economico provincia di Firenze; Stefano Tossani – Presidente Cooperativa UNICA. Elevatissima la partecipazione e molti gli interventi che hanno fotografato la situazione, manifestando anche la volontà degli imprenditori locali di continuare a lottare. In attesa di tempi migliori che, comunque, dovranno essere favoriti dall’amministrazione locale e dalla politica.
Dicomano e l’edilizia. Gli interventi (ed i risultati) del convegno












