Scrive a OK!Mugello un mugellano (originario di Panicaglia e poi residente a San Piero e a Scarperia) scrive a OK!Mugello per sottoporci questa sua riflessione. Appassionato di filosofia, infatti, si diletta ad approfondirne alcuni aspetti da quando si trova in pensione. E noi, volentieri, gli diamo spazio. Ecco quindi il contributo di Marco Nardini:
Cos’è? Come nasce? Quale fine persegue? Perchè c’è? In sintesi: qual è il senso del pudore? Il pudore è tipico degli umani. Non c’è nelle altre forme di vita, almeno quelle conosciute. Ci sono animali che in qualche caso manifestano pudore, ma pare che ciò sia dovuto solo a emulazione di comportamenti umani. Il pudore è una modalità comportamentale strutturata filogeneticamente. Trova origine nel processo di sublimazione dei bisogni primari. L’uomo non mangia solo per nutrirsi e mantenersi in vita, non fa sesso solo per riprodursi e mantenere la specie, mangia e fa sesso anche per soddisfare il gusto (inteso come sentimento del piacere). Il pudore ha origine dai comportamenti sessuali (intendo per “comportamenti sessuali” non solo l’accoppiamento ma anche tutti i comportamenti ad esso connessi: voglia di piacere ad altri e a se stessi, seduzione, complicità, ecc.). L’uomo, all’avvio di tale processo, sentì il bisogno di ricondurre i comportamenti sessuali entro una sfera di riservatezza, personale e di coppia, che gli consentiva di appagare anche il gusto estetico oltre che il bisogno primario di riprodursi. I comportamenti legati ai processi di sublimazione sono adeguati, appagano il fine per cui si avviano e si strutturano, se sono mantenuti entro misura. Il loro eccesso o la loro assenza, e quindi l’eccesso o assenza di pudore, sono devianze, comportamenti di deriva culturale che contaminano l’essenza del comportamento sublimato, e, quindi, la sua “funzione” culturale. Imporre alle donne di portare il burqa, o imporre la completa nudità all’interno di un centro benessere (i tedeschi sono categorici in questa imposizione), sono entrambe aberrazioni. Sono modalità interpretative fuorvianti, alienanti, che inseriscono elementi estranei all’essenza del pudore. Ancora una volta ci aiuta la saggezza degli antichi: equilibrio, giusto mezzo. Ovviamente una “giusta misura” intesa non come un riferimento rigido, uno standard storicamente immodificabile, bensì una “giusta misura” che si adatta al contesto storico/sociale ma che non sfora mai in nessuno dei due opposti eccessi.












