Parliamone

Corsi di Formazione, facciamo chiarezza. Parliamone di Domenica

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Per fare un po’ di chiarezza sulle tante voci e sulla situazione creatasi in seguito alla denuncia dell’azienda Promotech di Modena (e ai corsi di formazione non conformi alla normativa), ci siamo rivolti ai d un esperto del settore che lavora da anni nell’ambito della formazione e consulenza per la sicurezza e salute per i lavoratori.

Simone Peruzzi, che già abbiamo ospitato per numerosi interventi fatti sulle pagine di Ok!Mugello (in quanto anche attivista del comitato contro la centrale di Petrona e del Social Forum Mugello) è un esperto di sicurezza e collabora da tempo con una delle aziende leader del settore nel nostro territorio, la Sicurgest.

Lo abbiamo incontrato e gli abbiamo rivolto alcune domande.

Cosa succede nell’ambito della formazione sulla sicurezza?

“”Esiste – risponde Peruzzi – una Legge di riferimento, il D.Lgs. 81/08, e alcuni accordi Stato-Regione che sono andati ad integrare quanto disposto dall’articolo 37 del Decreto. Le modalità per erogare la formazione sono ormai chiarissime e così sono chiari i contenuti, la durata dei corsi e i titoli necessari per poter rilasciare gli attestati. Il Decreto si aggiorna ogni anno anche a partire da interpelli che arricchiscono il testo e dirimono le controversie e, sul tema della formazione, qualche controversia e difficoltà interpretativa c’è stata. Ma ormai siamo nell’ambito di un sistema decisamente comprensibile. C’è forse un problema ancora per quanto riguarda la formazione gestita a distanza, via web o comunque non in presenza, ma le indicazioni anche in questo senso sembrano essere sempre più evidenti. L’articolo 37 del decreto ha definito l’obbligo formativo per le varie figure dell’organigramma della sicurezza, rimandando all’accordo Stato-Regioni la definizione di contenuti e modalità attuative. Bene, l’accordo c’è dal 21 dicembre del 2011 ed è vincolante. C’è inoltre un successivo Decreto del 18 marzo 2013 che definisce nel dettaglio i requisiti che devono possedere i formatori per poter erogare i corsi e rilasciare attestati. Esiste poi la possibilità per gli Enti di Formazione di accreditarsi presso la Regione ed essere quindi riconosciuti come soggetti titolari della possibilità di rilasciare attestati e condurre percorsi formativi con adeguate strutture (aule, materiale didattico, attrezzature, spazi per la formazione pratica). C’è un’eccezione che riguarda la formazione per la gestione delle emergenze e della lotta agli incendi, normata dal Decreto Ministeriale 10 marzo 1998. Anche la formazione per la conduzione delle attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori ha una sua specifica normativa di riferimento ed è quella definita nell’accordo Stato Regioni del 22 febbraio 2012 dove sono identificate modalità e tempi per il rilascio dell’abilitazione alla conduzione di carrelli elevatori, PLE (piattaforme di Lavoro Elevabili), gru su autocarro, gru a torre, gru mobili, trattori agricoli o forestali, escavatori, pale, terne e autoribaltabili, pompe per calcestruzzo. Un ulteriore capitolo a parte riguarda la formazione per i Dispositivi di Protezione Individuale di terza categoria (cinture anticaduta e imbracature) e per i lavori in quota. Per questa formazione si fa riferimento a quanto già contenuto nel D.Lgs 81/08 con l’obbligo di addestramento secondo quanto previsto dall’articolo 77 comma 5 (per chi raggiunge la postazione di lavoro non in sospensione), oppure la formazione secondo quanto previsto dall’Allegato XXI per chi raggiunge la postazione attraverso le funi. Occorre infine fare un’adeguata distinzione tra i soggetti formatori (agenzie di formazione, strutture tecniche pubbliche o private, associazioni sindacali e datoriali ecc.) e docenti. Laddove negli accordi viene identificato il soggetto formatore, si deve necessariamente fare riferimento a questa tipologia di ente per poter rilasciare l’attestato. Il docente del corso deve invece possedere i requisiti previsti dal Decreto sopra menzionato in aggiunta al titolo di scuola superiore. C’è quindi una sostanziale differenza tra chi è titolato a rilasciare gli attestati e chi può effettuare le docenze. Ed anche la differente formazione richiede diverse specifiche sia in merito al rilascio del documento che alla titolarità della docenza e ai requisiti necessari per erogarla””.

 E’ così frequente quello che sembra essere accaduto nel nostro territorio?

“”Non è affatto raro. Dobbiamo infatti evidenziare come il problema per le aziende sia non solo quello del costo della docenza, bensì l’assenza del lavoratore per il numero di ore previsto dai corsi. L’obbligo formativo avviene in orario retribuito e risulta pertanto un onere assolutamente improduttivo per l’azienda. Si pensi che in alcuni casi i percorsi formativi sono davvero importanti. Si va dalla formazione generale (4 ore) a quella sui rischi specifici (12 per le aziende ad alto rischio) a quella per preposti (8 ore) a quella per RLS (32 ore) a quella per addetti antincendio (8 ore rischio medio – 16 ore rischio alto) a quella per addetti primo soccorso (16 ore rischio alto), per arrivare alla formazione sulle attrezzature per le quali, per ogni tipologia, si va dalle 8 ore alle 34. E’ evidente che il Datore di lavoro si trovi in situazioni di difficoltà e magari cerchi delle scappatoie. E’ altrettanto evidente che si tratta di una formazione che riguarda un tema, quello della sicurezza e salute, che ha un impatto in termini di criticità, davvero elevato. Ancora oggi si ha una media di circa 3 morti al giorno sul posto di lavoro (e si parla di statistiche che riguardano esclusivamente i lavoratori in regola), con più di 2.000 infortuni giornalieri dichiarati all’INAIL. Una guerra. E’ quindi opportuno che le imprese si facciano carico di questa situazione e collaborino investendo in formazione, nella messa in sicurezza di impianti e attrezzature, nella fornitura di adeguati dispositivi di protezione e nella vigilanza. E’ altrettanto opportuno che i lavoratori sviluppino una cultura della sicurezza che li responsabilizzi e che non li esponga a rischi a volte davvero importanti. Non ci possono essere dunque attenuanti o alibi per le aziende che cercano scappatoie. La formazione è un obbligo di legge ed è utile alla prevenzione e all’abbassamento della probabilità di esposizione ai rischi””.

Ma i costi?

“”Ripeto, i costi sono perlopiù quelli relativi alla mancata produttività dei soggetti in formazione. E’ un costo da mettere a bilancio. Punto. I costi delle agenzie di formazione sono sostanzialmente quelli di mercato. Se risparmi sull’agenzia formativa o sul docente ti ritrovi una formazione inutile. Se spendi troppo è perché ti sei rivolto agli squali (e ce ne sono anche di quelli), ma basta fare una ricerca di mercato e si capisce quali sono le quote accettabili e corrette. Direi di diffidare dalla formazione “regalata” online. A volte è davvero inutile, a volte nasconde la fregatura perché poi devi pagare la valutazione e l’attestato e, di conseguenza, ti ritrovi a spendere come se tu avessi fatto la formazione in presenza. Vero è che alcune agenzie si stanno attrezzando per effettuare una buona formazione on line e, fermo restando l’obbligo della verifica in presenza del docente, potrebbe essere questo un buon compromesso per non vedersi sparire tutti i dipendenti per intere giornate di lavoro. Ma io personalmente di questi corsi faccio ancora fatica a fidarmi. Ed in ogni caso possono riguardare la formazione generale, la parte teorica dell’antincendio e poco più, perché per quanto riguarda le altre formazioni è spesso necessaria la compresenza””.

E se non si fanno i corsi?

“”Con la revisione del settembre 2015, il D.Lgs 81/08 ha recepito le indicazioni del jobs act anche in materia di sanzioni alle aziende inadempienti. Oggi le sanzioni e le implicazioni anche penali per l’omessa formazione sono diventate davvero importanti. E, finalmente, i controlli delle ASL hanno cominciato a fare la differenza tra le aziende inadempienti e quelle che invece, con fatica e sacrifici hanno comunque dato seguito ai disposti di legge. A queste aziende dobbiamo un grazie e nel loro esempio è riposta la speranza di veder diminuire le morti bianche e gli infortuni. Cominciamo quindi a fare dei netti distinguo tra chi si impegna e chi fa il furbo, sia eludendo l’obbligo della formazione, sia ricorrendo ad agenzie di dubbia competenza che con modalità non corrette abbattono i costi e diminuiscono l’impegno in aula ma non garantiscono l’adeguata risposta agli obblighi di legge e, soprattutto, ledono il diritto dei lavoratori ad avere adeguata formazione per la loro sicurezza””.

A chi rivolgersi per essere sicuri di un adeguato supporto?

“”Ci sono agenzie formative con conclamata esperienza. E’ ovvio che questa esperienza la paghi più di quella che non hanno i soggetti che si improvvisano e ancor più quelli che fanno i falsi. È ovvio anche che avere come supporto qualcuno che sa cosa darti e che lo sa dare con competenza, significa avere una garanzia sia in termini di sviluppo di effettiva sicurezza in azienda sia per quanto concerne la tutela in situazioni di contenziosi legali. Per quanto si possano formare le persone ci saranno sempre incidenti ed infortuni e, una volta che questi danno luogo ad inchieste, davanti ad un magistrato, avere qualcuno che ti ha garantito adeguata consulenza o ha effettuato la formazione con i canoni richiesti significa non incorrere in sanzioni e condanne. L’alternativa è non spendere e sperare che vada tutto bene. Ed è così che crescono le statistiche agghiaccianti di ogni anno. Per altro, una buona agenzia di formazione e consulenza è anche in grado di supportare le aziende nell’accesso a percorsi di formazione finanziata e a bandi INAIL che ogni anno premiano le aziende che investono in sicurezza. Quindi c’è anche la possibilità di un recupero di alcuni costi. Anche in questo caso, una buona agenzia è in grado di dare questi servizi, le agenzie farlocche sono mordi e fuggi e non hanno certo né le competenze né la voglia di star dietro a certi sostegni all’impresa. Voglio infine, prima di salutare tutte le imprese e tutti i lavoratori, richiamare i commentatori che si sono avvicendati in questi giorni sulle varie pagine locali a informarsi e conoscere le questioni di cui trattano, prima di incorrere in affermazioni improvvisate che inquinano ancor più la già precaria conoscenza che c’è in questo campo. Non abbiamo bisogno né di informazioni scorrette né di scontati moralismi e commenti approssimativi. La sicurezza e la salute dei lavoratori sono impegni che richiedono competenza e anche un po’ di rispetto””.

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