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Clima e mobilità: il caldo spinge la piana fiorentina verso la montagna

Uno studio di Anastasia Allkurti pubblicato insieme a due professori dell’Università di Firenze analizza il pendolarismo climatico nella Metromontagna fiorentina

Workingpaper allkurti

Negli ultimi decenni la piana fiorentino-pratese e i territori appenninici circostanti sono stati interessati da cambiamenti climatici progressivi e strutturali. Le serie storiche delle temperature mostrano un aumento costante delle medie, particolarmente marcato nei mesi estivi, accompagnato da una crescita delle temperature massime e da una riduzione delle notti fresche.

Un indicatore emblematico di questo processo è l’aumento delle notti tropicali, ovvero quelle in cui la temperatura minima non scende sotto i 20 gradi. Un fenomeno un tempo sporadico, oggi sempre più frequente nella piana, amplificato dall’urbanizzazione e dalla presenza di isole di calore urbano, con effetti diretti sulla qualità della vita e sulla capacità di recupero notturno dal caldo.

Il differenziale climatico tra pianura e montagna

Al contrario, i territori montani della montagna fiorentina — e in particolare il Mugello — continuano a presentare temperature notturne mediamente più basse, pur mostrando anch’essi segnali di riscaldamento. Questo differenziale climatico tra pianura e montagna è diventato nel tempo sempre più evidente e rappresenta un elemento chiave per comprendere le trasformazioni territoriali in atto.

La ricerca e il working paper

Questi fenomeni sono al centro di un working paper dedicato al pendolarismo climatico nella Metromontagna fiorentina, firmato da Anastasia Allkurti insieme a due professori dell’Università di Firenze. Lo studio analizza in modo congiunto l’evoluzione delle temperature, le migrazioni di residenza e le mobilità di breve periodo, offrendo una lettura integrata dei cambiamenti territoriali in corso.

L’obiettivo della ricerca è comprendere come le persone adattino le proprie scelte di mobilità alle condizioni climatiche, in particolare nei periodi di caldo intenso, e quali effetti questi comportamenti possano avere sul rapporto tra pianura e aree montane.

Dalle migrazioni di residenza alle mobilità temporanee

Parallelamente ai cambiamenti climatici, dal 2015 si osserva una crescita delle migrazioni di residenza dalla piana verso i comuni montani della cosiddetta Metromontagna fiorentino-pratese. Sempre più persone scelgono di trasferire stabilmente la propria residenza in montagna, pur mantenendo legami lavorativi ed economici con la pianura, in controtendenza rispetto allo storico spopolamento delle aree rurali.

Accanto a fattori socio-economici — come il costo degli alloggi, la ricerca di spazi abitativi più ampi o una migliore qualità ambientale — emergono anche possibili motivazioni climatiche, legate al crescente disagio termico estivo nelle aree urbane.

Il pendolarismo climatico come strategia di adattamento

La ricerca di Allkurti si concentra su uno spazio intermedio tra turismo e migrazione permanente: quello degli spostamenti temporanei e di breve periodo, interpretati come una forma di anticipazione o sperimentazione di scelte più stabili.

Le mobilità quotidiane e stagionali, come il pendolarismo o l’utilizzo delle seconde case nei mesi estivi, vengono lette come una strategia di adattamento climatico di breve periodo, flessibile e reversibile, distinta sia dal turismo tradizionale sia dai cambi di residenza definitivi.

L’Alto Mugello e il ruolo delle aree interne

Comuni come Firenzuola, Marradi e Palazzuolo sul Senio, tradizionalmente considerati periferici e difficili da raggiungere, stanno assumendo un ruolo inatteso come luoghi di adattamento climatico. Nei periodi di maggiore caldo estivo, quando nella piana si moltiplicano le notti tropicali, le aree dell’Alto Mugello mantengono temperature notturne significativamente più basse.

I dati analizzati nel working paper mostrano che proprio in quest’area si osservano le evidenze più marcate di pendolarismo climatico: molte persone risultano presenti in pianura durante il giorno per lavoro o studio, ma pernottano nei comuni montani anche nei giorni feriali.

Un risultato controintuitivo

Uno degli aspetti più interessanti evidenziati dallo studio è che il fenomeno risulta più evidente nei giorni feriali che nei fine settimana, al contrario di quanto avviene in altre aree montane. Questo suggerisce che non si tratti semplicemente di turismo o villeggiatura, ma di una strategia quotidiana di adattamento al caldo, che coinvolge anche territori con collegamenti infrastrutturali più deboli.

Le analisi statistiche confermano che l’aumento del differenziale di temperatura massima tra pianura e montagna è associato a un incremento significativo dei pernottamenti nell’Alto Mugello, soprattutto nei mesi estivi, distinguendosi chiaramente dalle migrazioni permanenti.

Perché questi risultati sono rilevanti

Il caso dell’Alto Mugello, analizzato nel working paper dell’Università di Firenze, mostra come le aree interne possano acquisire una nuova centralità nel contesto del cambiamento climatico. Territori segnati da spopolamento e invecchiamento demografico

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