Volentieri rilanciamo il post pubblicato su Facebook dal sindaco di Vaglia, Leonardo Borchi. Nel quale si rende conto di una riunione che si è tenuta nei giorni tra alcuni amministratori mugellani:
Carza, secca, Carza…viva. Questo pomeriggio ho pensato di aver infilato un municipio sbagliato. Si è parlato per quasi due ore di rilancio di acqua della galleria di Vaglia Nord verso il ponte di San Francesco (il nome l’ho imparato solo ora). Abitato di San Piero a Sieve. “Ma non sono il sindaco di Vaglia!?” Diciamo che per l’occasione ci si è federati in un unica sola unione, che Vaglia, San Piero, Scarperia erano tutt’uno. Si ragionava di opere di mitigazione dei danni subiti dall’impluvio della Carza ed affluenti. Presenti l’assessore all’ambiente di Scarperia-San Piero, il suo omologo di Vaglia, due tecnici di Publiacqua, un tecnico geologo della Regione, due tecnici dell’Osservatorio Ambientale Locale (rifinanziato nella stessa giunta regionale di ieri mattina), due rappresentanti del Comitato di CarzaViva Si ragionava di master plan, addendum, protocollo, cioè di opere di mitigazione ideate, intentate, progettate e mai fatte. E di quelle, minimali, da fare. Obiettivo: far tornare nella Carza un minimo di acqua. Oltre che al ponte di San Freancesco, anche più a monte e precisamente alla confluenza con il fosso del Carlone. Su questo torrentello, che non si secca mai, prima di incrociare la galleria della TAV, esiste già una briglia che serva per accumulo dell’acqua che va a rifornire il potabilizzatore di Vaglia, gestito da Publiacqua. L’idea sarebbe di alzare la briglia, aumentare la capacità di stoccaggio dell’acqua e portare con un tubo, di circa 5/600 metri, il troppo pieno dello sfioratoio direttamente in Carza, dove attualmente due pozzi emungono l’acqua che poi Publiacqua usa per integrare la disponibilità di fornitura per Vaglia. Si può fare? Chi paga? Chi la fa? Chi la mantiene? Tutte domande a cui dovremo rispondere a presto. Intanto abbiamo creato il “sodalizio”. E non è poco.












