Nel cuore del Mugello un antico convento francescano nasconde tra i boschi un’opera attribuita a Donatello e una storia profondamente intrecciata ai Medici.
Il complesso di Bosco ai Frati conserva ancora oggi un’atmosfera appartata, tra architettura, arte sacra e secoli di vicende locali. Al centro dell’attenzione c’è soprattutto un crocifisso ligneo la cui attribuzione continua a far discutere gli storici dell’arte.
Dalla cappella degli Ubaldini al convento francescano nascosto tra i cerri
Le origini di Bosco ai Frati risalgono all’alto Medioevo. Secondo le fonti locali, una prima cappella sarebbe nata già nel VII secolo per iniziativa degli Ubaldini, la famiglia feudale che per secoli controllò ampie zone dell’Appennino tra Mugello e Romagna. Il loro stemma si vede ancora vicino al portale della chiesa: un dettaglio piccolo, ma eloquente.
Per molto tempo il luogo fu un cenobio legato ai monaci basiliani. Poi, all’inizio del Duecento, passò ai francescani, in una tradizione che richiama il transito di san Francesco da Borgo San Lorenzo.
Alla memoria del convento appartiene anche san Bonaventura da Bagnoregio, cui è dedicata la chiesa. Un racconto tramandato dai frati lo vuole qui, intento a lavare le stoviglie, quando arrivarono i messi papali con il cappello cardinalizio. Lui, si dice, chiese di appenderlo a un albero. Doveva finire il lavoro.
Michelozzo per i Medici: il convento cambia volto
La svolta arrivò nel Quattrocento, quando i Medici, già presenti nel territorio con le ville di Cafaggiolo e del Trebbio, ottennero il patronato sul convento. Fu Giovanni di Bicci, padre di Cosimo il Vecchio, a sottrarlo all’influenza degli Ubaldini.
Cosimo affidò poi la ricostruzione a Michelozzo, l’architetto di fiducia della famiglia, già al lavoro a Firenze nel convento di San Marco e a Palazzo Medici. Ne uscì un edificio di passaggio, quasi in equilibrio tra due mondi: il coro poligonale, con le volte a costoloni, guarda ancora al gotico; chiostro, refettorio e celle hanno invece un’impronta più misurata, chiara, rinascimentale.
I Medici arricchirono il complesso con doni importanti. Per l’altare maggiore, Cosimo commissionò a Beato Angelico una grande pala con la Madonna in trono tra i santi, oggi al Museo di San Marco a Firenze. Nel 1626, il granduca Ferdinando II fece realizzare l’altare ligneo intagliato e dorato che separa ancora il presbiterio dal coro.

Il crocifisso ligneo attribuito a Donatello – Okmugello.it
Il crocifisso ligneo: ritrovamenti, restauri e un’attribuzione ancora aperta
Il cuore della visita resta il crocifisso in legno di pero, conservato nella sala capitolare, oggi piccolo museo di arte sacra. È un Cristo quasi a grandezza naturale, scavato nel corpo e nel volto, con un’anatomia tesa che colpisce appena si entra.
La sua storia documentata riparte dal terremoto del 13 giugno 1542, quando l’opera cadde dal presbiterio e riportò danni seri. Dopo un restauro sommario, se ne persero a lungo le tracce. Ricomparve tra le due guerre su un altare laterale e poi nella cripta sepolcrale dei marchesi Gerini.
All’inizio degli anni Cinquanta lo storico dell’arte Alessandro Parronchi lo individuò e lo attribuì a Donatello, aprendo una discussione mai davvero chiusa. Il restauro successivo eliminò il perizoma aggiunto in epoca posteriore e le stuccature che avevano modificato il volto.
Oggi molti studiosi continuano a considerarlo opera di Donatello o della sua bottega; altri preferiscono parlare di un intagliatore vicino al maestro e a Desiderio da Settignano. Anche la datazione è cambiata: Parronchi proponeva il 1430 circa, mentre gli studi più recenti tendono verso il 1460. Il convento, ancora abitato dai frati, si visita gratuitamente. Prima di partire, però, è bene controllare gli orari su boscoaifrati.org, soprattutto in inverno.
Il convento di Bosco ai Frati nel Mugello - Okmugello.it








