Scrive una nostra lettrice: Di questi tempi alle persone che mi chiedono come sto e come va in ospedale, vorrei rispondere così: Io sto bene, anche se comincia a pesarmi passare il mio tempo libero a casa! L’ospedale poi è totalmente trasformato e ci dobbiamo adattare a lavorare con i dpi … però la dedizione è quella di sempre, non trovo niente di diverso e tantomeno di eroico in quello che faccio da ormai trent’anni a questa parte. Adesso molti ci ringraziano, ci guardano con rispetto, ci danno la precedenza anche alla Coop… e ben venga !!! Ma la mia motivazione, ciò che mi fa amare questo lavoro, è lì da quando l’ho scelto, con i suoi alti e bassi che non sono mai dipesi dal pubblico riconoscimento, ma da come mi accetta e mi percepisce la persona che assisto. Tutto questo clima di ovazione è molto bello, entusiasmante direi; ci da coraggio in questo periodo difficile, e dico: “grazie!”
In alcuni momenti mi sembra di essere stata catapultata da un giorno all’altro in una dimensione surreale, dentro la quale mi è stata improvvisamente riconosciuta la dignità del mio lavoro faticosamente coltivata e custodita per decenni, in solitudine, infondo al mio cuore e alla quale mi sono ancorata per poter credere ogni giorno in quello che faccio, nonostante tutto.
Sarebbe bello che questo atteggiamento questo sguardo che elargisce dignità non svanisse con la fine dell’emergenza ma divenisse uno sguardo universale verso ogni essere umano che cerchi onestamente di realizzare se stesso, attraverso il proprio lavoro, qualsiasi esso sia, e vivessimo concretamente nella consapevolezza che tutti siamo in qualche modo tanto connessi quanto necessari l’un l’altro.












