A Borgo San Lorenzo il liberty non è soltanto una pagina di storia dell’arte, ma una presenza ancora visibile tra edifici, ceramiche e decorazioni diffuse.
Il nome dei Chini accompagna infatti una parte importante dell’identità del paese e del Mugello. Tra manifatture, ville, chiese e palazzi pubblici, il territorio conserva un patrimonio di ceramica artistica che racconta una stagione creativa capace di lasciare un segno profondo.
Dalle Fornaci San Lorenzo alla nascita di un’identità artistica mugellana
La storia del liberty a Borgo San Lorenzo comincia a Firenze. È lì che, nel 1896, Galileo Chini fondò la manifattura Arte della Ceramica, poi chiusa nel 1905 dopo tensioni tra i soci. L’anno dopo, nel 1906, la produzione si spostò nel Mugello.
Galileo e Chino Chini aprirono le Fornaci San Lorenzo, dividendo con chiarezza i compiti: Galileo seguiva sagome, disegni e decori; Chino si occupava della parte tecnica, dagli impasti alle formule chimiche, fino alle ricette per le superfici ceramiche. Anche il marchio guardava al paese: una grata, richiamo al martirio di San Lorenzo.
Da quelle fornaci uscirono oggetti d’arredo in ceramica, grès, vetri, vetrate, ferri battuti e grandi apparati decorativi per case borghesi ed edifici pubblici. La produzione, attiva fino al 1944, viaggiò ben oltre Borgo, arrivando in località di villeggiatura e in sedi prestigiose. Ma è qui che il segno resta più fitto, più vicino. Non solo una manifattura: un laboratorio capace di dare forma a una identità mugellana riconoscibile.
Villa Pecori Giraldi e il Chini Museo: il cuore documentario della dinastia
Per capire questa storia bisogna partire da Villa Pecori Giraldi. La dimora passò nel 1748 al conte Pecori e fu donata al Comune nel 1979. Dal 1999 ospita il museo civico, oggi Chini Museo, nome assunto nel 2018. Qui è conservata una ricca testimonianza dell’attività della famiglia.
Le sale, già da sole, raccontano molto: gli affreschi dei Chini, da Pietro Alessio a Galileo, alternano motivi floreali, geometrie e richiami medievali. Nel percorso trovano posto ceramiche, bozzetti, arredi e dipinti che seguono l’evoluzione della dinastia.
Tra le opere esposte c’è anche “L’ultimo invito”, tela tarda di Galileo Chini, databile intorno al 1952, interpretata dalla critica come una riflessione sulla vecchiaia e sulla morte. In quell’immagine alcuni studiosi hanno visto anche un possibile ritratto ideale di Eleonora Duse. Un particolare che allarga la prospettiva: il liberty dei Chini non fu soltanto decorazione, ma anche linguaggio, memoria, mestiere.

Ceramiche e opere liberty esposte nel percorso museale – Okmugello.it
Dalle vetrate del Santuario ai QR code: l’Itinerario Liberty tra paese e Mugello
Fuori dal museo, il racconto continua per strada. Nel 1987 il Comune istituì l’Itinerario Liberty, con 27 tappe legate alla presenza dei Chini: il Palazzo Comunale, la sede della Misericordia, il Convento di San Carlo, il Villino Chini, la Pieve di San Lorenzo.
Nel municipio, per esempio, un dipinto di Tito Chini raffigura una veduta ideale del paese, dal gusto romantico e medievaleggiante. Al Santuario del Santissimo Crocifisso si trovano invece le vetrate donate nel 1922 da Chino e Teresa Chini, la lunetta esterna firmata da Augusto Chini e un San Giovanni Battista in piastrelle maiolicate attribuito a Galileo.
Negli ultimi anni il percorso si è esteso a tutto il Mugello, superando le ottanta tappe tra chiese, cappelle, palazzi e tabernacoli. Ogni punto ha un QR code, con schede da leggere o ascoltare in italiano e in inglese. Le tracce arrivano anche in luoghi più appartati, come il Convento del Bosco ai Frati, dove le opere delle Fornaci convivono con il Crocifisso attribuito a Donatello. Forse è proprio lontano dal centro che si coglie meglio la forza di quella bottega: nata a Borgo, ma capace di segnare un’intera valle.
Decorazioni liberty e ceramiche artistiche nel cuore del Mugello - Okmugello.it






