Generalmente al centro delle rotonde che delimitano una strada, segnatamente quelle d’ingresso nei paesi e nelle cittadine, sono ingentilite di fiori, piccole siepi, erba rasata, aiuole molto belle ed altre coreografie naturali, ma qualche volta c’è anche dell’oggettistica monumentale che ricorda gli edifici storici più significativi che caratterizzano appunto l’abitato, piccolo o grande che sia. Sabato mattina (sabato 14 settembre 2013), nella rotonda davanti al Santuario del SS. Crocifisso nel viale Pecori Giraldi a Borgo San Lorenzo, faceva bella mostra di se un bel motorino infilato proprio al centro, ovviamente ben visibile ai sorpresi automobilisti che da Vicchio entravano in Borgo San Lorenzo; forse si son detti a Borgo San Lorenzo di rotonde scalcinate ce ne sono diverse ( quella del quadrivio davanti al Caffe ’90, ormai da cinque anni, è una cosa ignobile), quindi hanno pensato bene di ingentilirne qualcuna.


Ma le sorprese non sono mancate, poiché a pochi metri un similare motorino era stato “inchiavardato” sopra una panchina in legno nel giardinetto antistante l’ingresso del Centro Giovanile del Mugello; sembrava che dormisse placidamente dopo una nottata di baldorie, visto e considerato che in terra fra cartacce, cibo, bottiglie e bicchieri non mancano i “vomiticci”.
Sono “quisquiglie” come diceva Totò, non ne facciamo un dramma, sono giovani, vanno capiti, non gli togliamo la libertà e il libero e democratico pensiero: lasciamoli vomitare al monumento ai Caduti in piazza Dante, spaccare quello delle Vittime Civili in piazza del Poggio, irridere quello della Resistenza in via Leonardo da Vinci, defecare i cani nei giardini delle scuole elementari e quant’altro.
Certo artisticamente parlando di quel motorino sdraiato, se lo si portava alla rassegna d’arte moderna a Venezia, ovviamente con la panchina allegata a mò di cornice, avrebbe preso senza dubbio un bel premio.
Il motorino al centro della rotonda di viale Pecori Giraldi davanti al Santuario del SS. Crocifisso.
Il motorino posizionato e sdraiato su una panchina per il meritato riposo.
Foto A. Giovannini












