(Quindicesima parte). Nella consueta rubrica storica su Borgo San Lorenzo, questa volta il ricordo è andato alle Monumentali Logge dei Marroni, che un paio di generazioni di borghigiani, a parte coloro che aprono i libro storici sulla cittadina, non hanno mai visto e conosciuto. Correva l’anno 1897/98, quando in tutto il territorio nazionale iniziarono a esplodere gravissimi moti popolari contro il governo dell’epoca e le autorità amministrative (oltre che contro ai benestanti e possidenti) di tanti paesi, cittadine e grandi città.
L’Italia viveva una gravissima recessione, una profonda crisi sociale e in queste condizioni disumane, con la miseria che imperversava, si ebbero i cosidetti “moti della fame” (la fame è sempre stata cattiva consigliera), con rivolte popolari, come a Milano quando il Generale Bava Beccaris, l’8 maggio del 1898, diede ordine all’esercito di sparare contro la folla, lasciando sul terreno molti morti e feriti fra la popolazione.
Una nerissima pagina storica, questa, del giovane stato italiano dell’epoca. Anche nel nostro Mugello (da Borgo a Vicchio, da Dicomano a Scarperia, Da San Piero a Vaglia, da Barberino a Marradi, da Firenzuola a Palazzuolo, etc, etc), ci furono tante dimostrazioni, disordini, rivolte, con assalti ai magazzini e alle fattorie dei grandi proprietari terrieri. Molti mugellani furono accusati prima di furto e poi di violenza privata e molti condannati al carcere e alle pene pecuniarie, fra cui anche in nostro lontano pro-zio, Arnaldo Giovannini, falegname e stipettaio.
L’amministrazione comunale dell’epoca, sindaco il Cav. N.H. Gaetano Magnani, di una antica nobile famiglia nativa di Ronta, ebbe la felice idea, per dare lavoro ai molti disoccupati, di costruire, una grande e monumentale Loggia, (progetto dell’Ing. Comunale Niccolò Niccolai), per ospitare nei giorni di mercato e delle grandi fiere, tutti i frutti e i prodotti della terra mugellana: dai marroni, alle noci, alle patate, pomodori, dalla frutta stagionale, come mele, pere, pesche, ciliegie, uva, quindi variegate grasce, grano, granturco, verdure e quant’altro per esser il tutto venduto ai grossi commercianti che giungevano a Borgo San Lorenzo dalle Romagne, dal pratese e addirittura dal pistoiese.




Vennero comunemente chiamate “Le Logge dei Marroni”. I lavori durarono circa un anno, ci lavorarono, fra muratori, carpentieri, manovali, braccianti, renaioli, barrocciai e scalpellini, circa cento persone (la pietra venne presa a Ronta), e le grosse cancellate furono realizzate da alcuni laboratori artigianali del ferro come i Sargenti, i Belli ed i Parigi. Quando furono terminate, molte donne trovarono lavoro stagionale per la scelta dei prodotti. Il sindaco Magnani, aveva visto giusto!
Si racconta che quando venivano venduti i lattonzoli, i maiali, i vitelli e il pollame, ai grandi commercianti romagnoli, questi si meravigliavano che un paese toscano avesse una così monumentale struttura per questo tipo di commercio. Il tempo poi cancella tutto; dopo la seconda guerra mondiale, con la civiltà contadina che si polverizzò in pochi anni, le Logge dei Marroni, furono abbandonate. Per un po di tempo servirono ad ospitare i carri allegorici del carnevale mugellano, poi la decisione di abbatterle nel 1969, nonostante le tante e vibrate proteste di molti cittadini in primis il Prof. Mario Bini, che tanto aveva lottato per non abbattere nel 1964 l’Oratorio chiniano della Madonnina della Cale, come pubblicato nell’ultimo articolo.
Il compromesso dell’epoca (PCI-DC) non intese a sordo; furono abbattute (ci volle la dinamite da come erano possenti), costruendo quello che si vede tutt’ora; un pinpinnacolo di cinque piani e le latrine pubbliche, chiuse anch’esse da 10 anni! Evviva le grandi Logge dei Marroni! Chissà quanto avrebbero fatto comodo.
(Archivio e Foto A.Giovannini)












