Nella notte di Natale il forte vento ha spezzato una pala eolica all’impianto di Camugnano (Appennino bolognese). E il comitato contro l’eolico sul Monte Gazzaro si domanda: e se avvenisse in Mugello? Negli impianti progettati? Ecco la loro nota:
Nella notte fra Natale e Santo Stefano, e quasi in contemporanea con un’analoga rottura all’impianto di Camugnano (sull’Appennino Emiliano in provincia di Bologna), si è spezzata una delle due pale eoliche installate al Passo della Raticosa nel Comune di Firenzuola. Tirava un vento a circa 130 chilometri all’ora e uno dei due bracci della pala si è rotto come un fuscello, andando a cadere a pochi metri dalla strada statale della Futa.
La prima domanda che ci siamo fatti – dicono al “Comitato Monte Gazzaro-no eolico selvaggio” – è stata: e se capitasse all’impianto del Peglio o a quello che vorrebbero costruire sul crinale appenninico nei pressi della Futa, con i bracci delle pale lunghi 30 metri e piú? È vero che le grandi pale hanno molteplici meccanismi di sicurezza che bloccano il movimento quando la velocità del vento può diventare pericolosa. M è vero che anche le macchine più piccole, come quelle della Raticosa e di Camugnano, hanno meccanismi di arresto in caso di pericolo. Ma questi dispositivi possono non funzionare, anche perché – come sembra sia successo alla Raticosa – non sono rare raffiche improvvise di vento a una velocità doppia di quella media fino a quel momento. Rotture e addirittura crolli devastanti di grandi pale eoliche – anche se molto rari – ce ne sono stati e sono documentati.
Per una strana coincidenza, pochi giorni prima degli incidenti della Raticosa e di Camugnano, Hergo Wind – la società che ha proposto e progettato l’impianto eolico del Gazzaro – ha presentato una documentazione integrativa al progetto. Il Comitato è riuscito a prenderne visione soltanto pochi giorni fa e – altra coincidenza – fra i documenti ha trovato una relazione dal titolo significativo: “Verifica balistica rottura pala”. Già il termine “balistica” evoca armi e artiglieria, strumenti di distruzione. Una pala eolica, in caso di rottura, può trasformarsi in un’arma micidiale. E proprio per questo i progetti per i grandi impianti deve essere“valutata la gittata massima degli elementi rotanti in caso di rottura accidentale”, e si deve prevedere e calcolare le traiettorie di parti del macchinario per individuare così le aree a rischio intorno ai generatori.
Siamo andati a guardare questi dati relativi all’impianto proposto sul Gazzaro. è previsto il fermo dell’aerogeneratore ogni qualvolta la velocità del vento superi i 25 m/s (90 km/h), ma nel caso – ripetiamo, raro ma possibile – che i meccanismi di sicurezza dovessero non funzionare e la pala dovesse rompersi mentre gira alla velocità massima (31 giri al minuto) parti di essa potrebbero essere scagliate a una distanza di circa 185 metri. Se consideriamo che le sei pale previste sul Gazzaro sono collocate sul sentiero di crinale (Grande Escursione Appenninica – Via degli Dèi) per una lunghezza di circa 1200 metri e sono distribuite in modo piuttosto omogeneo ad una distanza l’una dall’altra che varia tra circa 170 m e 250 metri lineari, l’area a rischio si estenderebbe su una fascia lunga circa 1600 metri e larga oltre 350. Inoltre, i frammenti della pala danneggiate quasi sicuramente raggiungerebbero le pale vicine danneggiandole a loro volta. La zona è molto lontana da abitazioni e interdetta al traffico veicolare, ma… sulla “Via degli Dèi” transitano ogni anno dai 5000 agli 8000 escursionisti, quasi sempre in gruppo. Un bel “traffico pedonale”!












