Mugello

Biomasse, il Comitato non si scioglie: resta la battaglia contro l’impianto per il Pellet

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Il commento del Comitato, il bilancio della sua azione ed i fondi raccolti. E un impegno ancora da assolvere:

Il “Comitato contro la centrale a biomassa di Petrona” comunica che nel corso di questi due anni di lotta ed impegno è riuscito a raccogliere la somma di euro 8626,43. Un grazie immenso alla generosità di tutti coloro che hanno contribuito a raggiungere questo traguardo. Ecco il rendiconto. Euro 7000,00 sono stati spesi per le spese legali nel ricorso al TAR contro la centrale. I restanti euro 1626,43, a seguito della delibera dell’assemblea, sono stati destinati a sostenere le spese per l’ulteriore ricorso al TAR contro l’impianto di produzione del pellet. Infatti, gli abitanti della zona, insieme al Comitato e all’Associazione Italia Nostra, prima della sentenza del TAR (contro la centrale a biomasse) avevano presentato ricorso anche contro l’impianto di produzione di pellet. Un altro tassello importante del progetto di filiera del gruppo Renovo s.p.a.. Abbiamo chiesto che il SUAP proceda con la revoca dell’autorizzazione (decadenza) visto che l’amministrazione comunale ha dichiarato, in una sua nota, che “l’area del PIP di Petrona è interamente disponibile per nuovi insediamenti”. Ciò quindi suggerirebbe che l’azienda proponente (la Renovo) non abbia più quella piena disponibilità dell’area interessata elemento necessario per il rilascio dell’autorizzazione per la produzione. Il dirigente del SUAP, Ing. Massaro, al momento però non ha risposto, quindi il ricorso andrà avanti. Il Comitato ha, così, deciso di destinare la parte rimanente della raccolta fondi a questa causa, imprescindibilmente legata alla questione della centrale. Per questo motivo, nel corso dell’ultima assemblea, è stato deliberato di non sciogliere ancora il Comitato. Almeno fino al momento in cui anche quest’ultimo aspetto non sia definitivamente concluso. Il Comitato continuerà quindi a vigilare sull’intera vicenda, accanto agli abitanti della zona anche in quest’ultima battaglia, ove ancora una volta le istituzioni si contrappongono alle legittime istanze dei cittadini. Adesso è il momento per un nostro commento. Il Comitato, in questi mesi, è rimasto sconcertato dall’atteggiamento dell’amministrazione comunale, che non solo non ha avuto l’umiltà e il buon senso di chiedere scusa alla propria popolazione – per aver creduto e sostenuto questo progetto -, ma ha fatto di tutto per screditare, sempre, tanti cittadini e il Comitato in cui molti si sono raccolti. E’ quindi giusto, e doveroso, ricordare i capisaldi della difesa del Comune nel ricorso al TAR e fare alcune precisazioni sulla vicenda. L’amministrazione comunale di Scarperia e San Piero ha detto che il vero motivo per cui la centrale di Petrona non si farà è che all’azienda proponente non interessasse più. In realtà, la volontà dell’azienda non è rilevante, anche se volesse andare avanti, non potrebbe perché il TAR ha annullato l’autorizzazione. Il TAR ha dato ragione ai ricorrenti, non si tratta di capire chi è stato il più forte a vincere, ma chi ha ragione e il TAR ha detto che sono stati i cittadini ricorrenti. Leggiamo allora la difesa del Comune e la relativa sentenza del TAR. Il Comune infatti, tramite i suoi avvocati, pagati con i nostri soldi (occorre sempre ribadirlo), aveva preparato la propria difesa basata sulle seguenti motivazioni: 1) per il Comune il ricorso era inammissibile per tardività (pag. 6 del loro documento) e la nostra richiesta di riesame dell’autorizzazione era considerata un mero escamotage. Secondo il Comune, inoltre il ricorso era inammissibile perché non sarebbe stato dimostrato l’interesse alla questione per tutti i ricorrenti. La sentenza invece afferma “devono essere respinte le eccezioni di irricevibilità”. Il difetto di legittimazione vale solo per il Comitato in quanto non riconosciuto legislativamente, ma non per i singoli cittadini che del Comitato facevano parte. 2) Il Comune affermava che l’accusa di violazione e falsa applicazione dell’articolo 96 del Regolamento Urbanistico di Scarperia (prima dell’unione con quello di San Piero a Sieve) era infondata. Il TAR in realtà dichiara che la mancata verifica di assoggettabilità a VIA è la ragione più importante che porta alla sentenza e che assorbe le altre questioni, comprese la non conformità al piano urbanistico su cui quindi il TAR non perde tempo e non si pronuncia (non dice che fosse corretto). 3) Il Comune affermava che l’amministrazione, tramite la conferenza di servizi, aveva completato l’esame necessario per escludere in capo alla centrale di Petrona la verifica di assoggettabilità alla VIA (pag. 19, loro documento). Il TAR, al contrario, ha confermato che c’è stata una mancanza di verifica di assoggettabilità a VIA (pag. 9 della sentenza, “è mancato un segmento procedurale che deve essere (ri)editato”) 4) Il Comune chiedeva al TAR di dichiarare infondato nel merito il ricorso. La sentenza invece afferma che “nel merito il ricorso è fondato” (pag. 8, della sentenza). I cittadini hanno ragione e quindi hanno vinto!

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