Il Comune di Barberino, al 31.12.2012 aveva 10.751 abitanti, di cui 955 risultavano di nazionalità diverse dalla italiana, pari al 9,18% dell’intera popolazione. Nel nostro Comune sono rappresentate ben 52 nazioni, di queste ben 27 sono extraeuropee. (fonte: Istat e Servizi demografici Comune Barberino) Da molto tempo ero interessato alle vicende degli immigrati dall’Est europeo, incuriosito, e in qualche modo coinvolto, in una superficiale ma stimolante conoscenza con molte di queste persone. E del resto anche l’idea stessa dell’Est Europa, da un punto di vista sociale, ma anche paesaggistico, mi aveva interessato da decenni. Dopo il 1989 si era sollevato quel sipario che impediva contatti e scambi di ogni tipo, aprendo, seppure con difficoltà comprensibili, alla scoperta di una specie di mondo antico e nuovo allo stesso tempo. Lo vedevo, questo “continente nel continente”, come una nuova frontiera, un mondo molto diverso dal nostro, per molti versi rimasto congelato come quei mammout che ogni tanto vengono alla luce, bloccati nel permafrost. Alla fine ho iniziato a valutare la possibilità di entrare in un contatto maggiore con questo mondo, partendo proprio da quegli esponenti dell’immigrazione che potevo incontrare di persona, ogni giorno, nel mio paese. Ho deciso di concentrare la mia attenzione in particolare sulla Romania, perchè, inizialmente, mi sono chiesto come si possa sentire una persona che per oltre 50 anni è stata tenuta in un isolamento culturale e sociale, che ha perso da secoli quasi tutti i punti di riferimento con uno Stato, quello italiano, alla cui popolazione quasi nulla più la lega, se non una serie di fomemi di matrice comune, e nella cui braccia decide di chiedere accoglienza, per trovare lavoro e futuro. La divisione e la lontananza geografica e culturale, ma anche la vicinanza reale nella vita di ogni giorno, hanno quindi attratto la mia attenzione, e da queste impressioni nasce dapprima la mia curiosità verso questa nazione. Al crescere del mio interesse ho realizzato lentamente anche dei punti di contatto che mi sono apparsi interessanti tra i nostri due popoli, e da questa considerazione è successivamente subentrata anche l’idea di conoscere direttamente la Romania, che ha preso in questo modo la forma di un vero progetto.

Il progetto
Nel mese di Ottobre ho visitato tre regioni della Romania: il Maramures, la regione più settentrionale, la Transilvania e la Bucovina. Ho scelto in particolare il Maramures perchè vi sopravvive una delle civiltà contadine più antiche d’Europa, con tradizioni culturali e metodi agricoli altrove scomparsi. Mi piacerebbe creare un rapporto tra questo mondo arcaico, ma ancora vivo e pulsante, e il ricordo nostalgico, ma ancora forte e presente nella nostra cultura barberinese e mugellana. Credo e spero che una delle chiavi che potrebbe permettermi di far entrare in comunicazione il cittadino di Barberino ed il romeno, potrebbe essere proprio questa: la comune origine, fatta di umiltà e sacrifici, di lavoro duro e di valori forti e condivisi. Una origine che ancora oggi raccoglie l’interesse e la partecipazione di gran parte degli abitanti del nostro paese. La scelta delle altre due regioni obbedisce invece all’idea di conoscere, e far conoscere, aspetti storici, architettonici e culturali tra i più ricchi d’Europa, ma allo stesso tempo anche dei più sconosciuti; per sostenere questa tesi basti fare un raffronto tra il numero dei siti che si fregiano della bandiera UNESCO: in Italia sono 54, in Romania sono 31. Non è sorprendente, per un paese che noi italiani conosciamo solo per le tante “badanti” che giornalmente impieghiamo nelle nostre case?
Finalità
Realizzare una mostra fotografica, o una o più serate di presentazione del materiale raccolto, coinvolgendo quanta più parte possibile della società di Barberino, e non solo, nella conoscenza di un territorio per lungo tempo rimasto chiuso e quasi impenetrabile. Una terra da scoprire con gli occhi di un fotografo, che potrà rappresentarla con la sua visione del tutto personale. Se poi questo finisse anche per favorire un maggiore avvicinamento tra quelle 52 nazionalità che ho ricordato all’inizio, sarebbe un ulteriore risultato positivo. Coinvolgere anche il mondo scolastico, per favorire una conoscenza a partire dalla base di quella coabitazione che i ragazzi dovranno sperimentare anche successivamente, ad esempio nel mondo del lavoro.












