“Ho riflettuto molto sul momento politico che sta attraversando il mio paese, una comunità che viene da anni di inconcludenza amministrativa e di rissosità politica”. Ecco quanto riceviamo e pubblichiamo da Marco Pieri segretario PD Barberino di Mugello:
Come più volte detto in varie occasioni pubbliche, Barberino aveva bisogno di una grande iniezione di fiducia per poter assumere il ruolo di motore di sviluppo nel Mugello. Ci sono partite importantissime da giocare, penso allo sviluppo del Lago, la questione Cafaggiolo, il rapporto con una realtà economica come quella dell’outlet, la rinascita del Centro Storico, potrei dilungarmi oltre ma ritengo che già questi titoli siano sufficienti per comprendere la portata della sfida che l’amministrazione ed il partito tutto dovranno affrontare nei prossimi mesi/anni. Per questo motivo, le parole d’ordine che abbiamo pronunciato come presentazione della mia candidatura al congresso erano “discontinuità”, “merito”, “cambiamento radicale”. Occorreva uno scatto in avanti forte e coraggioso rispetto al passato e per far questo non era evidentemente sufficiente cambiare la casacca al primo cittadino, serviva invece il superamento di una stagione di divisioni, un periodo nel quale il nostro partito era formato da gruppi contrapposti in assenza di punti di contatto. Servivano momenti di confronto, anche aspro, a partire proprio dal congresso dove, a mio modo di vedere, abbiamo perso un’altra occasione per costruire un partito nuovo e forte. In quella occasione nessuno e sottolineo nessuno di coloro i quali si sono legittimamente candidati a guidare il paese sotto la bandiera del PD, hanno partecipato alla discussione; potevano farlo con una candidatura contrapposta alla nostra oppure, qualora non vi fosse stata la volontà di assumere questo tipo di incarico, potevano più semplicemente contribuire alla discussione. Tutto questo non è stato fatto preferendo “la conta” delle tessere per poter garantire la presenza alle primarie. Gli errori evidentemente non risiedono tutti da una parte, sarebbe ingeneroso ed irrispettoso della realtà non considerare il fatto che certi risentimenti anche e soprattutto di carattere personale non abbiano aiutato il superamento del periodo di crisi politica che attraversava il nostro paese. Ho guidato un eccellente gruppo di persone che con entusiasmo si sono avvicinate al progetto politico non come un “atto di fede” ma spendendosi in prima persona per costruire un partito che rappresentasse il vero motore del cambiamento. Abbiamo fatto alcune importanti iniziative, altre erano in ponte ma gli ultimi accadimenti hanno evidentemente bloccato il loro corso. Il difficile momento che sta attraversando il nostro partito non è colpa loro. Veniamo da molti anni di completa assenza di una guida politica mentre, al contrario, occorreva una leadership forte che avesse saputo orientare con autorevolezza il mandato amministrativo affidatoci dai cittadini nel 2009. Nulla di tutto questo è avvenuto, partito ed amministrazione hanno vissuto un’autosufficienza che, a mio avviso, ha bloccato le scelte strategiche di questo paese. Se a questa chiusura aggiungiamo un alto tasso di improvvisazione (si ritorna al concetto di “merito”) ovvero di mancanza di competenze adeguate alle sfide che ho accennato sopra, si comprende il bilancio a mio avviso negativo dell’ultima esperienza politico/amministrativa Gli errori vengono da lontano ed avremo modo in futuro di affrontare il tema. Dopo le primarie, nonostante alcune persone a me vicine mi consigliassero di mollare la barca, ho deciso di effettuare il tentativo di costruire qualcosa di importante intorno alla figura di Giampiero il quale ha vinto nettamente la sfida delle primarie. Noi non avevamo assunto la guida del PD con lo scopo di traghettare un candidato, avevamo fatto questa scelta per provare a cambiare nei metodi e nel merito la politica di questo paese, nessun altro interesse se non quello di incoraggiare un dibattito nel paese circa le modalità di valorizzare le incredibili potenzialità del territorio. Questo non è accaduto, in una situazione come quella che stava segnando la vita politica di Barberino, una possibile ipotesi poteva essere quella della candidatura del segretario. Non l’ho fatto per le motivazioni che a suo tempo ho comunicato ed ovviamente per le stesse motivazioni non lo farei neanche adesso dopo che i fatti si sono svolti con questi esiti, ma questa scelta rappresenta una mia precisa responsabilità la quale si aggiunge a quella di non aver saputo far dialogare le “galassie” contrapposte del PD di Barberino. Non voglio certamente accollarmi tutte le responsabilità di questa situazione, i principali elementi che hanno portato a questa frattura all’interno del PD risiedono, a mio avviso, nell’essere stati incapaci, in passato, di lavorare alla costruzione di un orizzonte comune all’interno della nostra forza politica; ciascuno è rimasto confinato nel proprio spazio innalzando barriere insormontabili. All’interno del partito non è stato discusso alcun tema, le decisioni venivano prese altrove. E’ mancata in questi anni una guida solida ed autorevole capace di innescare un meccanismo di crescita dell’economia locale. Non abbiamo percepito quella capacità di assumere le decisioni necessarie a costruire un paese in grado di rappresentare un punto di riferimento nel Mugello. In questo passaggio di fase tra l’amministrazione uscente e la nuova proposta, non ravvedo il cambiamento auspicato nel momento in cui ci siamo messi in gioco presentando la nostra candidatura alla guida del PD. A Barberino non c’è stato un vero e proprio confronto, manca fiducia reciproca, manca la consapevolezza di vivere un momento difficilissimo di transizione.Servir ebbero invece stima, riconoscimento reciproco, dialogo costruttivo per poter intraprendere un percorso virtuoso, occorrerebbe mettere in campo le energie migliori e le competenze più significative per rilanciare Barberino e farlo uscire dal torpore nel quale è avvolto, un paese dove il tessuto sociale è disgregato ed i cittadini si sentono sempre meno coinvolti nelle scelte strategiche. Se tutto questo non è emerso nei fatti, si tratta anche di una mia precisa responsabilità e di nessun altro componente la mia squadra. Queste considerazioni ed evidentemente molte altre delle quali vi sarà occasione di parlarne, mi hanno portato a prendere la decisione di lasciare il mio mandato da segretario rassegnando le dimissioni, spero che questo mio gesto possa servire a rasserenare gli animi e soprattutto a garantire al candidato di poter presentare la propria proposta senza ulteriori “scossoni”. Nelle prossime settimane ho intenzione di convocare iscritti e simpatizzanti per approfondire e discutere con loro questa mia posizione. Una scelta sicuramente dolorosa ma al tempo stesso consapevole e lucida












