Una toccante lettera arrivata (e verificata) in redazione. Quella di Laura, una ragazza di vent’anni che abita nel comune di Barberino di Mugello insieme a suo fratello e ai due genitori. Scrive:
Con l’aiuto di mio fratello Kevin, di 9 anni, scriviamo questo messaggio perché ci troviamo in una situazione abbastanza grave. Il 9 Dicembre del 2019 nel Mugello si è verificato un terremoto di Magnitudo 4.5 intorno alle 3 di notte. Dopo una nottata in preda alla paura e al panico, la mattina seguente siamo stati in un tendone della pubblica assistenza Maria Bouturlin di Barberino di Mugello. La sera siamo stati spostati insieme a tutte le altre persone nella palestra delle scuole medie dove siamo restati per due settimane circa.
Nel frattempo nelle case venivano fatti gli adeguati controlli per eventuali ristrutturazioni. Pochi giorni prima di Natale, siamo stati spostati in un albergo a mezz’ora da casa, l’unica macchina che abbiamo è quella di mio padre e solo lui ha la patente di guida. Per noi quindi era impossibile spostarci. Ci siamo visti costretti a scendere a Barberino solo il weekend per lavare e asciugare i panni o quando qualche volta dovevamo recuperare qualcosa in casa con l’assistenza dei vigili.
Abbiamo chiesto al comune di Barberino di Mugello di spostarci più vicini perché mio fratello aveva bisogno di andare a scuola e non aveva la possibilità. Siamo stati spostati così in un albergo all’Autostrada, dove siamo rimasti per un mese circa. Ma la convenzione con l’albergo è terminata ed è poco più di una settimana che siamo in un altro albergo all’Autostrada di Barberino. La nostra casa è stata dichiarata inagibile e la proprietaria ha chiaramente detto che almeno per l’anno in corso non verranno fatti lavori di ristrutturazione.
Com’è la vita in albergo? Bella se si è in vacanza, ma per noi sta diventando un incubo. Io e mio fratello non abbiamo i nostri spazi, non riusciamo a studiare adeguatamente e non sappiamo più cosa voglia dire spensieratezza, siamo costretti a vedere visi diversi ogni giorno. Vediamo i nostri genitori lottare disperati per poterci offrire una situazione migliore. Dal Comune ci hanno detto di aver fatto abbastanza e che ora dobbiamo essere autonomi, in alternativa ci offre soluzioni assurde e poco adatte a noi in posti lontani da Barberino e non raggiungibili se non con la macchina.
Sia io che gli altri componenti sappiamo che il comune ha delle case di proprietà pubblica, ma di fronte alla nostra volontà di rientrare nel bando di emergenza ci è stato detto che ancora non è stato fatto alcun bando. Attualmente abbiamo la convenzione con ristoranti all’autostrada nei quali ci ritroviamo a mangiare con camionisti provenienti dappertutto e inoltre a causa del continuo mangiare al ristorante mio fratello ha avuto un grave problema di fegato grasso.
Kevin varie volte si sveglia nel cuore della notte da quel 9 dicembre dicendo che ha una forte paura di morire. Se i miei genitori sono in camera loro e io scendo un attimo per prendere una bottiglietta d’acqua lui ha paura di rimanere solo quindi in preda al panico chiama me o mia mamma. L’altro giorno mi ha detto che non voleva fare la doccia perché aveva paura che venisse il terremoto e che non facesse in tempo ad uscire dalla doccia.
Mia mamma l’anno scorso ha avuto un importante problema ai polmoni pertanto adesso, sotto consiglio del medico, se contrae il corona virus c’è una grande probabilità che non ne esca viva. Le scrivo perché a giorni dobbiamo lasciare nuovamente l’albergo e il comune ci trasferirà in una casa per turisti per due mesi a quaranta minuti da Barberino. Mio fratello non ha la possibilità di raggiungere la scuola e questo posto è accerchiato dalla boscaglia, non vi è neanche un centro.
Non sappiamo più a chi rivolgerci: se andiamo al comune veniamo mandati alla regione e dalla regione ci rimbalzano in comune, poi per variare ogni tanto ci mandano presso l’assistenza sociale. Ma nessuno ha una risposta per noi. Molte persone questi giorni di epidemia per il bene della comunità scrivono nelle proprie foto #iorestoacasa, noi non possiamo scriverlo perché noi non abbiamo una casa dentro la quale restare.
Vi prego, dateci una speranza. Spero che rispondiate a questo messaggio. Vi ringrazio.
Laura.












