Parliamone

Attentati, non solo la Francia piange. Una riflessione

Parigi. Pianista suona 'Imagine' vicino al Bataclan

E’ una guerra. Una guerra con mezzi tecnologicamente avanzati, con una sofisticata rete di account che vanno ad amplificare a dismisura i messaggi. E’ una nuova guerra del terrore che si combatte con una propaganda in lingua inglese e secondo una puntuale e precisa media strategy. E’ la stessa guerra; quella che entra in un bar, in un ristorante, in uno stadio, in una sala concerti. E’ la stessa guerra; quella che entra nella vita di tutti i giorni con la brutalità dei suoi più antichi mezzi. Lo Stato Islamico è nato con l’obiettivo di ridefinire i confini del Medio Oriente, ma ben presto si è reso conto di non avere bisogno di un confine per legittimarsi agli occhi di una comunità internazionale che egli stesso non riconosce. Da parassita è divenuto così corpo con la consapevolezza e la capacità di agire senza intermediari. E’ sempre la stessa guerra. E’ quella che entrava nelle case a prelevare uomini. E’ la stessa guerra; quella che voleva definire uomini migliori o peggiori di altri. E’ la stessa guerra; quella che credevamo essere finita. E’ una guerra che non ha confini. E’ una guerra per cui non è solo la Francia a piangere in questa mattinata di novembre. E’ una guerra senza valori da qualsiasi parte la si voglia guardare. E la guerra che parte dal Codice di Hammurabi e che finirà davvero a farci partecipare tutti ad una medesima sorte. La perdita della nostra umanità.

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