E’ una guerra. Una guerra con mezzi tecnologicamente avanzati, con una sofisticata rete di account che vanno ad amplificare a dismisura i messaggi. E’ una nuova guerra del terrore che si combatte con una propaganda in lingua inglese e secondo una puntuale e precisa media strategy. E’ la stessa guerra; quella che entra in un bar, in un ristorante, in uno stadio, in una sala concerti. E’ la stessa guerra; quella che entra nella vita di tutti i giorni con la brutalità dei suoi più antichi mezzi. Lo Stato Islamico è nato con l’obiettivo di ridefinire i confini del Medio Oriente, ma ben presto si è reso conto di non avere bisogno di un confine per legittimarsi agli occhi di una comunità internazionale che egli stesso non riconosce. Da parassita è divenuto così corpo con la consapevolezza e la capacità di agire senza intermediari. E’ sempre la stessa guerra. E’ quella che entrava nelle case a prelevare uomini. E’ la stessa guerra; quella che voleva definire uomini migliori o peggiori di altri. E’ la stessa guerra; quella che credevamo essere finita. E’ una guerra che non ha confini. E’ una guerra per cui non è solo la Francia a piangere in questa mattinata di novembre. E’ una guerra senza valori da qualsiasi parte la si voglia guardare. E la guerra che parte dal Codice di Hammurabi e che finirà davvero a farci partecipare tutti ad una medesima sorte. La perdita della nostra umanità.
Attentati, non solo la Francia piange. Una riflessione











