“Infrango il mio giuramento di non apparire più su Facebook (si sa, sono uomo volubile e noto spergiuro) per dare notizia della lettera che ho inviato stamani alla redazione fiorentina di un noto giornale che continua, imperterrito e subdolo, ad infamarmi …”. Così Paolo Cocchi scrive questa mattina (domenica 20 marzo) su Facebook e inizia un post che interrompe il suo lungo silenzio sui social network per rivolgersi a Repubblica: un giornale che lo ha più volte attaccato in questi anni. Ecco cosa scrive Cocchi:
Caro Direttore, Le pagine locali de La Repubblica, per sei lunghi anni, hanno sostenuto con tenacia (ossessiva e forse degna di miglior causa) la tesi “colpevolista” nella vicenda giudiziaria che mi ha visto coinvolto assieme agli amministratori locali di Barberino di Mugello. Nonostante sia stato prosciolto in istruttoria da tutte le imputazioni, sia stato poi assolto per non aver commesso il fatto e per prescrizione in primo grado, e persino il giudice che negò gli arresti domiciliari nel lontano 2011, lo abbia fatto valutando di non capire quale reato avessi mai commesso (notizia mai pubblicata dal suo giornale), i suoi giornalisti (?) continuano a seminare sospetti sulla mia condotta passata, insinuando che ho commesso comunque dei reati anche se la giustizia non è riuscita a identificarli come tali nei tempi previsti. Tutto questo è ridicolo. Ben tre giudici hanno passato in rassegna le mie “condotte” e non vi hanno (MAI) riscontrato alcunché di illegale (almeno finora, ma c’è sempre tempo…). Vede, caro direttore, io non “raccomandavo”,”sponsorizzavo”, “introducevo” “imprenditori”. E’ inutile che il suo giornale continui a dirlo all’imperfetto, usando il plurale. Sono stato alle terme UNA volta e ha pagato UN amico (mai negato, UNO che conosco da trent’anni), ho presentato telefonicamente quell’amico (UNA volta) a UN sindaco senza nemmeno sapere per quale motivo ci volesse parlare. Queste sono state le mie (DUE) condotte ACCERTATE in UN anno di intercettazioni telefoniche (un record, manco una suora di clausura) che TUTTI i giudici hanno valutato come assolutamente irrilevanti (e volevo ben vedere!). Ammetto adesso, nella sede autorevole del suo giornale e per la prima volta, di aver presentato ad amici politici una quantità di imprenditori, sindacalisti, operai, infermieri, attori, casalinghe, muratori, idraulici, tartufai e pallavolisti (e persino qualche giornalista) nel corso della mia ventennale attività di amministratore pubblico. E si finisca anche di citare come ammissione di colpevolezza il mio articolo del 2010 sul ruolo di “facilitatore”. Per quanto infelice, anche un bambino capisce che fu una provocazione, giocata sul filo della mia indignazione per quanto vedevo accadere intorno a me (qualcuno di molto autorevole, scaricandomi, aveva detto che non si dovesse andare MAI a pranzo con imprenditori, suscitando il terrore nei ristoratori fiorentini). Grato per lo spazio che mi vorrà concedere, la saluto cordialmente. Paolo Cocchi Pasticcere in Barberino di Mugello dal 2015












