La riforma costituzionale per la quale andremo ad esprimerci il 4 dicembre, modifica ben 47 articoli dell’attuale, non è quindi una riforma ma una nuova costituzione approvata, con tante forzature durante l’iter parlamentare, da una maggioranza che non ha la legittimazione politica necessaria perché frutto di una legge elettorale dichiarata incostituzionale. Questo è alla base della profonda spaccatura del paese. Una costituzione deve essere la casa comune di tutti i cittadini, deve unire, come unì quella del ’48, e non dividere come questa. E’ una riforma che non risolve i problemi che dice di voler affrontare, infatti passiamo da un bicameralismo perfetto ad uno imperfetto e pasticciato. I costituzionalisti ci dicono che sono ben 10 i diversi percorsi legislativi previsti a seconda della materia. Si dice che il senato sarà l’espressione delle autonomie locali. Non è affatto vero perché tante materie concernenti le autonomie saranno sottratte alla sua competenza, potrà esprimere solo delle osservazioni che la Camera potrà o meno accogliere. Il senato sarà composto da 100 menbri, 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, uno per regione e 5 nominati dal Presidente della Repubblica. I consiglieri regionali e i sindaci saranno nominati dai Consigli Regionali togliendo così ai cittadini il diritto di scegliersi i propri rappresentati. Sono inoltre eletti senza vincolo di mandato per cui, più che rappresentare i territori, rappresenteranno il proprio partito facendo del senato una brutta copia della Camera, che rimane l’unico organo politico. Non si capisce come possano rappresentare i territori i senatori nominati, per alti meriti, dal Presidente della Repubblica. La contraddizione sta inoltre nel fatto che, mentre si parla di un senato espressione dei territori, all’ articolo 117 si tolgono le competenza alle Regioni, dalla sanità ai beni ambientali e culturali, alla scuola e tante altre, vanificando il processo di decentramento che si era portato avanti nel paese a partire dagli anni 70. Per portare un esempio le Regioni si opposero all’ultimo condono edilizio del Governo Berlusconi e la Corte Costituzionale diede loro ragione. Una volta approvata questa riforma le regioni saranno ammutolite. Viene inoltre introdotto una clausola di supremazia che consente, in nome di un generico interesse nazionale, allo stato centrale di imporre alle autonomie qualsiasi scelta. Questa lesione delle dell’autonomie non si applica alle 5 regioni a statuto speciale che continueranno a mantenere tutte le loro prerogative e tutti i privilegi. Il motivo è che i senatori e i deputati di queste regioni hanno posto, come condizione per il loro voto favorevole, il mantenimento delle attuali condizioni. In altri termini si creano due realtà sul territorio nazionale: regioni che vedono ridurre la propria autonomia e regioni che la mantengono inalterata ed in una condizione di privilegio. La riforma viola sia l’art. 1 sulla sovranità popolare sia l’art. 5 sulle autonomie quindi non è vero che la prima parte non viene toccata. Inoltre persegue un disegno di concentrazione di potere nelle mani del governo, non direttamente, ma togliendolo ai cittadini e alle autonomie. Prefigura una democrazia in cui i cittadini non sono più chiamati a partecipare attivamente alla vita pubblica, ma ad esserne spettatori passivi, la partecipazione deve essere ridotta al solo momento elettorale. Lo scopo ultimo è l’allontanamento del conflitto sociale dalle istituzioni così che le decisioni siano prese da pochi evitando la fatica che l’esercizio di una piena democrazia partecipativa comporta. E’ per questo che invitiamo a votare NO. La Costituzione non è colpevole dell’incapacità del sistema politico al quale vanno le responsabilità dell’attuale situazione. La riforma della giustizia, una legge efficace contro la corruzione, piani industriali e politiche sociali efficienti, difesa del territorio sono le priorità del paese, non la riforma della Costituzione la cui attuazione sarebbe invece l’unica strada per uscire dalla crisi che stringe il paese. Una vittoria del NO non sarebbe la catastrofe del paese come ci stanno raccontando in questi giorni, ma anzi l’unica strada per superare la spaccatura prodotta e aprire la possibilità di fare una vera riforma elettorale che, oltre alla governabilità, sia attenta anche alla rappresentanza popolare che è l’unico valore riconosciuto dalla nostra Costituzione.
Anpi per il No. Una nota da Barberino












