Non è facile scrivere su un amico scomparso perché sono tanti i ricordi e le sensazioni che si accavallano dolorosamente; ma la prima sottolineatura che mi sento di fare è quella di un uomo che ha dato molto alla sua comunità. Ho conosciuto Angiolo alla metà degli anni Settanta quando era presidente del Gruppo Archeologico di Borgo. Io, a quel tempo, cominciavo a cercare di pubblicare alcune mie ricerche incentrate sul Mugello e da allora, seppure in modo sporadico, ci tenemmo in contatto. Mi ricordo che mi informò con grande gioia del ritrovamento di un sarcografo medievale ritrovato nei pressi della Pieve; notizia che pubblicai subito sul giornale La Nazione per il quale collaboraravo. E a questo proposito è da evidenziare che da archeologo dilettante come lui stesso si definiva con modestia (perché dilettante non lo era e lo dimostra il fatto che sono stati moltissimi gli scavi effettuati e i ritrovamenti di reperti importanti specialmente nell’area del comune di Borgo San Lorenzo). Si può dire, però, che non ci fosse iniziativa civile o culturale per la quale Angiolo non desse la sua disponibilità con una inesauribile voglia di “”dare”” al prossimo. Si, perché lui, anche se ha rivestito diversi ruoli quali presidente Auser e quello di consigliere dei Verdi nel comune borghigino, lo ha sempre fatto con spirito di servizio e so per certo, che in questo prodigarsi per gli altri spesso ci ha rimesso del suo. Non era certo il tipo di uomo che valutava se gli conveniva e quanto ci avrebbe guadagnato. Un modo di pensare lontano anni luce da Angiolo. Poi diventammo amici. Fu quando ci “”imbarcammo”” in una avventura che aveva della temerarietà. Entrambi innamorati della nostra terra pur sapendo delle difficoltà che avremmo incontrato sia nella ricerca che nella pubblicazione della stessa, ci buttammo “”ventre a terra”” per un paio di anni rovistando in ogni dove con grande energia. Devo dire che con questa esperienza la nostra amicizia si rafforzò molto e ci divertimmo tanto e, fortunatamente, alla fine dei salmi, come si dice, Angiolo trovò l’editore che pubblicò la nostra ricerca. “”Uomini e secoli in Mugello”” questo il titolo del libro, fu accolto bene e Angelo e io fummo contentissimi di questo trattamento, che sovvertì quello che lui a volte motteggiava e cioé: “”Nemo propheta in patria””, una locuzione latina che significa: Nessuno è profeta nella (propria) patria. Io ho apprezzato di Angiolo molte cose, ma soprattutto la sua umanità e la bontà d’animo. Ricordo quando si recò un paio di mesi in Africa per insegnare a costruire opere idrauliche e altro ai nativi e ritornò con un malanno a un piede, che fu sanato all’ospedale di Borgo. Era un altruista una persona buona, doti, queste, rare da trovare. Io ho avuto la fortuna di essegli amico. Alfredo Altieri
Alfredo Altieri ricorda Angiolo Paoli. Parliamone, di domenica











