Domenico caro,
vorrei dirti tante cose, ma davvero non so da che parte iniziare. Inizierò e chiuderò queste mie riflessioni chiedendoti scusa.Noi “grandi”, troppo spesso, siamo sopraffatti da situazioni più grandi di noi, che ti hanno costretto troppo presto a indossare le ali bianche di angioletto e a guardarci dall’alto della tua nuvoletta. Noi “grandi” dovremmo riuscire in ogni modo a tutelare i nostri cuccioli, così come fanno tutte le specie animali, ma ahimè la specie umana talvolta lascia da parte l’istinto per rispondere a dinamiche assurde.
Purtroppo, caro Domenico, tu sei stato l’agnello sacrificale di un sistema che guarda talvolta solo ai numeri, alle performance, alle medaglie da mettersi sul petto. Non per godere di aver salvato una vita, ma per permettere che le linee dei grafici vadano sempre più in alto, nonostante tutto.
Beffardamente, solo alcuni giorni prima che i tuoi genitori fossero chiamati in ospedale per guarire il tuo cuoricino un po’ matto, che crescendo avrebbe potuto darti problemi, una paginata intera di un importante giornale locale esaltava le performance dell’ospedale dove saresti stato trapiantato, con numeri – pensa – addirittura superiori ad altri centri d’eccellenza italiani.Caspita. I tuoi genitori forse hanno letto quell’articolo e si saranno sentiti più sollevati nell’affidarti a quel nosocomio dell’eccellenza.
Beffardo davvero, il destino.
I super specialisti di quel centro, quando sono andati a Bolzano a prendere in consegna il cuoricino donato dai generosi genitori di una bambina di quattro anni della Val di Fiemme, tragicamente morta in piscina, forse stavano solo pensando ad aggiornare le statistiche delle loro performance. Altrimenti non si spiegherebbe la serie di nefandezze che hanno compiuto. Hanno “bruciato” quel cuoricino, surgelandolo, confezionandolo e trasportandolo male. E poi, cosa ancora più drammatica e assurda, dato che non potevano non essersene accorti, te lo hanno trapiantato lo stesso, decidendo così tragicamente il tuo destino.
Perché?
Mi domando solo: perché lo avete fatto?Avete guardato negli occhi Domenico e il suo corpicino inerme davanti a voi?
Avete guardato negli occhi i suoi genitori, che a voi lo avevano affidato fiduciosi?Perché gli avete espiantato il suo cuoricino, che pur zoppicante funzionava, per mettergliene uno “bruciato”?
Perché lo avete fatto sapendo benissimo che non sarebbe mai ripartito?Perdonatemi, ma sono talmente presa dal dolore che penso male.
Penso che lo abbiate fatto nella convinzione che nessuno se ne sarebbe mai accorto e che avreste poi raccontato: “Purtroppo il cuore non è ripartito”.
Avete taciuto e nascosto tutto per molti, troppi giorni.
Forse Domenico si poteva ancora salvare, nonostante voi lo abbiate condannato a morte per non far scendere la media delle vostre performance.Domenico, perdonaci.
Il mio cuore – sì, proprio lui – lacrima di dolore, come quello di tutt’Italia che oggi ti piange come suo figlio.
Ma chi, come me e i miei compagni di volontariato del Nucleo Operativo di Protezione Civile Logistica dei Trapianti, viaggia ogni giorno, in ogni angolo del mondo, per cercare di salvare tanti piccoli, ma anche grandi come te, è devastato.Qualcuno ci chiama “angeli della vita”, altri “angeli dei trapianti”.
Importa solo che spesso mettiamo in stand-by la nostra vita per partire e cercare di salvare qualcuno come te, Domenico.Corriamo contro il tempo, contro il meteo, contro scioperi, le calamità naturali e i contrattempi di ogni tipo.
Spesso saltiamo i pasti e perdiamo ore di sonno, ma quando consegniamo quel box frigo nelle mani giuste, avendo sempre avuto buona cura del suo preziosissimo contenuto, siamo stremati ma felici.Felici di aver potuto fare qualcosa di utile per riaccendere la speranza della vita in qualcuno che la stava perdendo.
Felici di immaginarti con i tuoi occhietti vispi, tornare a correre per casa con mamma e papà, guarito.Domenico, perdonaci.
Io e ognuno dei miei compagni saremmo partiti a piedi per portarti un cuore nuovo e poterti salvare.
Avremmo fatto qualsiasi cosa per te, Domenico.Perdonaci.
Perdona coloro che spero la giustizia terrena condanni a pene severissime.
Veglia e vigila sempre su tua mamma, tuo papà, i tuoi fratelli, e proteggi noi “angeli dei trapianti” in ogni nostra missione.Noi, stai certo, ti porteremo sempre con noi.
Nadia Fondelli
Il dolore e la rabbia per il piccolo Domenico: quando i numeri cancellano l’umanità
In merito alla tragica vicenda del piccolo Domenico, le cui circostanze sono attualmente al vaglio della Magistratura per accertare le responsabilità e la dinamica dei fatti descritti dalle prime risultanze investigative, pubblichiamo la riflessione di Nadia Fondelli.












