Ci sono date, occasioni o commemorazioni che – se ben ricordate- potrebbero aiutare il crescere di una qualsiasi realtà culturale.
E tanto per enumerarne una vi dico che anche quest’anno siamo alle soglie del 4 novembre, anniversario della fine della Prima Guerra mondiale, data che un tempo nei calendari era indicata in rosso -in quanto festività- e oggi ….. va be’… oggi è appena ricordata da chi di dovere.
“Sic transit gloria mundi”, così passa la gloria del mondo, si diceva in antico per indicare la caducità delle vicende umane. Tutto è in trasformazione ed eventi, fatti, situazioni avvenute nei tempi addietro si dimenticano, diventando prima confusi aneddoti per poi perdersi miseramente. E allora ci si trova a camminare per una strada senza sapere neanche lontanamente a chi sia appartenuto quel nome in lapide su una cantonata, si sfoglia un libro non chiedendoci dove sia stato scritto e perché, si ammira un’ opera architettonica senza contestualizzarla, ci sediamo ai piedi di un monumento ignorando il suo significato.
E questi sono solo pochi degli innumerevoli esempi di cosa inevitabilmente succede nel mettere nel “dimenticatoio” alcune -la stragrande maggioranza- di quelle grandi e piccole “storie” che pur non appartenendoci in prima persona, una volta “smarrite”, rendono la nostra esistenza come un puzzle mancante di diverse tessere ….. forse le più importanti . Si trascorre la nostra “provvisoria” vita in una quotidianità frutto di tanti avvenimenti obliati … con la paradossale presunzione della nostra onniscienza.
D’altra parte questa disattenzione potrebbe sembrare anche giustificata, le generazioni si susseguono e … parliamoci chiaro mai come in questo momento bisognerebbe pensare in proiezione, ciò che è passato è passato!
Ma quello, che all’apparenza potrebbe presentarsi come un “romantico” piagnucolio per una normalissima anamnesi generazionale vorrebbe essere qualcosa di più concreto.
Mi spiego! Il problema di fondo – secondo me- non è imputabile solamente al fisiologico e dilagante disinteresse collettivo verso la storia in generale e la I Guerra Mondiale –in questi giorni- in particolare, ma anche al fatto che chi ci rappresenta (in tutti i livelli), con poca lungimiranza, non crede sia rilevante prendere iniziative per correggere questo “diabolico” stato di cose.
Le rievocazioni di una qualsivoglia ricorrenza importante, non si possono esaurire con la deposizione –quando capita- di qualche “sfiorita” corona ai piedi di un monumento ai caduti o con qualche stonato discorso ad uno spaurito pubblico . Ciò che è degno di essere ricordato anche solo per una circoscritta “area” dovrebbe coinvolgere i vari campi e essere una occasione percepibile ai più, in maggior modo se si parla ai giovani.
Per fare un esempio ho preso spunto da un caso specifico, ma il discorso dovrebbe essere allargato e in diversi centri o comprensori si potrebbe provare a creare occupazione anche con lo studio e la ricerca delle radici. Opere finalizzate alla rivalutazione architettonica di simboli propri di un’epoca, progetti indirizzati alla divulgazione di studi inerenti ad un certo periodo, dibattiti e incontri ben articolati oltre che strutturati con metodo potrebbero contribuire ad aiutare una comunità ad integrarsi,discutere, condividere e soprattutto riflettere.
Le “nuove leve” potrebbero essere coinvolte in comitati, gruppi o istituti nei quali possano sentirsi partecipi di un qualcosa che sia un poco più profondo di un social network … divenendo protagonisti in un vero progetto socializzante non artefatto, fondato sulla tangibilità e non fine a se stesso. Anzi proprio con l’ausilio dei moderni strumenti si potrebbero preparare delle cose belle ed interessanti. Siamo in epoca di globalizzazione e l’integrazione parte anche dalla conoscenza e scoperta di una storia nuova o poco conosciuta.
Penso per esempio alla costruzione di banche dati che raccolgano le biografie, documentazione e altro su personaggi illustri, nuove pubblicazioni o ripubblicazioni di testi ormai non più reperibili inerenti al nostro territorio, mostre a tema -magari divulgate su Youtube-, pagine Facebook dove lo scambio di immagini, e commenti di un Mugello che fu’ possa aiutare i giovani nell’ apprendimento o a far riscoprire una propria identità, piattaforme interattive mirate a segnalare iniziative culturali come quelle in biblioteche comunali o private dove si possano proporre idee. E così conferenze, spettacoli, concorsi e premi per ricerche e tesi di laurea …. Concorsi per i bimbi nelle scuole e via dicendo. Insomma “alimentare” una serie di circuiti che in un territorio con crescenti velleità turistico- culturali non dovrebbero continuare ad essere ignorati …. per tanti motivi! Poco è stato fatto levati alcuni –ammirevoli- progetti in tv locali o in gruppi ….. troppo spesso privati.
Perché non è vero come disse un tale che con la “CULTURA non si mangia”…. basterebbe presentarla bene.












