Borgo San Lorenzo Mugello

4 Novembre : considerazioni sulla memoria collettiva

4 Novembre : considerazioni sulla memoria collettiva

E’ un dato di fatto, lo sostengono anche le statistiche – e se lo sostengono loro deve essere assolutamente vero – che l’italiano medio è un tuttologo. D’altronde, siamo nell’era della grande comunicazione ed i quiz televisivi ci insegnano che in periodi di crisi va avanti chi sa un po’ di tutto, il quale rispondendo esattamente alle domande del conduttore può sbarcare il lunario. E noi comuni mortali?! Quante volte spaparanzati in poltrona abbiamo deriso l’emozionato protagonista di turno dell’”interrogazione mediatica”, che si era confuso su nozioni elementari con cui ci si confronta quotidianamente a scuola o in casa? ! Senza dover chiamare in causa le emozioni televisive, c’è da dire che si pensa di sapere molte cose fin quando inaspettatamente, per esempio durante uno di quei qualsiasi traslochi cui il tran tran moderno ci sta abituando, saltano agli occhi delle vecchie carte, corrose e sgualcite dall’umidità, solcate da una scrittura non ferma, che colpiscono fastidiosamente la nostra attenzione e ci costringono ad appoggiare il non maneggevole scatolone di cartone, per riprenderci un attimo il nostro tempo, riposandoci sui vecchi gradini di una scalinata buia. Da piccolo mi è capitato – come sarà capitato a tutti – di vedere in una stanza, appese alle pareti o nascoste dentro un cassetto, quelle vecchie fotografie modello “nonni in divisa”, con a calce la data 1915-18 e raffiguranti qualche lontano – nonché da noi ignorato – parente che, da dietro  vezzosi baffi, mostrava con orgoglio una divisa militare.  Certo, la prima Guerra Mondiale è un argomento importante per la nostra storia, non solo perché con essa si chiudono le vicende legate alla nostra unità nazionale, ma anche perché  chiunque nella nostra generazione ha sentito almeno una volta nella vita un riferimento, anche solo aneddotico, su quegl’eventi. E sebbene sia nato ad inizio anni ottanta, anche io da bambino ho cantato sulle ginocchia di mio nonno “La Canzone del Piave”, il famoso motivo scritto da E. A. Mario, pseudonimo di Giovanni Gaeta. Ogni centro urbanizzato italiano ha tra i suoi monumenti un ricordo ai caduti di quella guerra. C’è da chiarire che, tra i milioni di uomini e donne che furono interessati dalle operazioni belliche in quei tragici momenti – sarebbe impossibile ricordarli tutti – alcuni tennero comportamenti di enorme valore, essendo considerati ancora oggi eroi. Per altri, il tempo che trasforma tutto ha lasciato un ricordo sbiadito, simile a quello delle vecchie fotografie di cui parlavo prima o spesso dimenticato. Nelle nostre abitazioni, man mano che si avvicendano le generazioni, le piccole o grandi storie tramandate in famiglia si perdono, come può accadere per gli occhiali o per un ombrello, con la sola differenza che lo smarrimento di questi oggetti – peraltro facilmente sostituibili – ci impegna in una ricerca affannosa prima di lasciar perdere, mentre quello che ci siamo sentiti raccontare dai “vecchietti” magari venti anni or sono, non si vuole neanche durare la fatica di ricercarlo nella mente. Nessuno mette in dubbio che qualsiasi guerra sia un tragico carnevale, una tragedia enorme; soprattutto la Prima Guerra Mondiale, dove per la prima volta si sperimentarono armi cruente e distruttive, non dovrebbe essere dimenticata. Ma è anche doveroso che la storia di certi fenomeni sociali di tale orrore, non sia ignorata come una parentesi lontana ed ormai finita. Il primo conflitto mondiale è lontano nel tempo da noi.. quasi 100 anni, ma non deve esserlo nella memoria. Anche il Mugello ha nei suoi paesi – anche i più sperduti – delle piazze, strade, stradine o cantonate con dei monumenti o delle semplici lapidi in cui sono scritti  nomi e cognomi a noi famigliari, ormai consunti dal tempo e dal distacco di nipoti o bisnipoti smemorati. Ogni tanto un ricordo non può far male, anche questo può aiutarci a capire chi siamo e, soprattutto, grazie a chi…

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