Le pestilenze, il Colera e la Febbre Spagnola. Seconda puntata a cura di Aldo Giovannini

Le epidemie nel nostro territorio

La Redazione C'era una volta in Mugello
visibility276 - OkMugello - sabato 21 marzo 2020
Una consunta immagine delle infermiere con le mascherine durante la “Febbre Spagnola”
Una consunta immagine delle infermiere con le mascherine durante la “Febbre Spagnola” © Aldo Giovannini

Seconda parte. Dopo la breve storia del cholera che colpì il Mugello nel 1855 (e l’Italia ovviamente), causando molte vittime, eccoci all’altrettanta micidiale epidemia che invase ed infettò tutto il territorio nazionale fra la fine del 1918 ed i primi del 1919: la “febbre spagnola”. Erano giorni tremendi e restando, storicamente parlando nella nostra terra mugellana, centinaia di famiglie erano ancora sconvolte dalle migliaia di morti che aveva mietuto la I° Guerra Mondiale, appena terminata due mesi prima: il 4 novembre del 1918.

Non c’era famiglia in lutto e nel dolore per la morte di un loro congiunto sul fronte della guerra, molte altre attendevano vanamente i loro cari che non sarebbero più tornati a casa dispersi sui campi di battaglia, altre ancora videro tornare a casa soldati ciechi, invalidi negli arti, addirittura impazziti. Questo era il clima in quel nefasto periodo. In quel contesto umano ecco giungere dalla Spagna questa nefasta epidemia chiamata appunto “Febbre Spagnola” che fece oltre 40 milioni di morti in tutta l’Europa; il doppio della cosiddetta Grande Guerra. I morti furono tanti, basta visionare l’anagrafe storica del Comune di Borgo San Lorenzo e degli altri comuni mugellani, sfogliare gli archivi dei deceduti delle varie parrocchie mugellane; una strage.

I due giornali locali, il Messaggero del Mugello e il Corriere Mugellano, settimanalmente, oltre alla normale cronaca, stilavano i nomi dei morti e in soli due giorni morirono ben 18 borghigiani di varie età, fra cui tanto per citare qualcuno, la giovane e bella ragazza che portava un cognome storico nella genealogia paesana, Amneris Barletti figlia di Giuseppe, di soli 18 anni (è sepolta nella seconda cappella di destra del cimitero della Misericordia), che si era fidanzata ufficialmente due mesi prima con il capo timoniere del MAS, Armando Gori di Vicchio di Mugello, l’eroe di Premuda, che con il Comandante Luigi Rizzo riuscirono ad affondare il 6 giugno 1918 la Corrazzata Santo Stefano della flotta austriaca; morirono nello spazio di poche ore anche due giovani che si erano appena sposati, Giuseppe Nuti e Ida Bartoloni e tanti altri.

Poi se Dio volle, questa epidemia si dissolse, ma come sopra scritto furono milioni e milioni di persone che perirono. Si legge sul Messaggero del Mugello a fine 1918: “ Per evitare il diffondersi dell’influenza spagnola, il Prefetto della Provincia di Firenze a decretato fino a nuova disposizione la chiusura totale di tutti i locali dove si danno spettacoli cinematografici e di varietà”. I corsi e i ricorsi della storia. Ma per non farci mancar nulla e come dicevano i nostri anziani che “ i mali non vengono mai soli”, dopo sei mesi, giugno 1919, quando le ferite della Grande Guerra e della “Spagnola” erano ancora dolorosamente aperte, giungere sulla nostra martoriata terra il tremendo terremoto che causò morti, feriti, distruzione, miseria, fame, tanta disperazione.

Dopo una parentesi cinquantennale ecco a metà ‘900 la “Febbre Asiatica” una pandemia influenzale di origine aviaria, che negli anni 1957-60 fece circa due milioni di morti. Fu causata dal virus A/Singapore/1/57 H2N2 (influenza di tipo A), isolato per la prima volta in Cina nel 1954. Purtroppo morirono all’ospedale di Luco diversi mugellani segnatamente bambini. Che dire ancora, speriamo che il tutto finisca al più presto e ognuno torni con serenità alla normale vita quotidiana. L’Italia si è dimostrata compatta, unita e le tante divisioni sono state messe fuori dalla porta. Sarebbe bello che fosse sempre così.

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In Foto: Amneris Barletti di Borgo San Lorenzo, 18 anni, morta per la Febbre Spagnola. Scrisse di suo pugno, dietro l’immagine fotografica, il comandante Armando Gori. - Là al cimitero il corpo tuo riposa/ l’anima tua volata in Paradiso/ Ti amo più che fossi la mia sposa/ Ricordando sempre/ l’ultimo sorriso -”.

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